L’Italia alle prese con 10 focolai, il primario di Milano: “Occhi aperti per evitare nuovo lockdown”

"Siamo ancora nella necessità di contenere il fenomeno con tutta l'attenzione che merita"

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Nuovo focolaio a Roma
Emergency sign, Fonte Publicdomainpictures

LA SITUAZIONE – Anche se in Italia la curva epidemiologica si mantiene su un livello basso ormai da settimane, a destare preoccupazione attualmente sono i numerosi focolai sparsi in tutto il Paese. Se durante la fase del lockdown la crisi ha investito soprattutto gli ospedali, adesso i luoghi protagonisti di nuovi contagi sembrano essere quelli di lavoro, gli ambienti familiari o i condomini.

“Questi casi sono la riprova del fatto che la circolazione del virus è ancora presente, come molti di noi hanno sostenuto da tempo. Siamo ancora nella necessità di contenere il fenomeno con tutta l’attenzione che merita. Mi auguro che non si debba affrontare un nuovo lockdown, ma bisogna stare con occhi molto aperti e guardia molto alta”, ha dichiarato Massimo Galli, primario all’ospedale Sacco di Milano.

I FOCOLAI – I focolai attualmente incriminati sono 10: quello di Mondragone (Caserta), che conta un numero di 43 casi attivi positivi; quello di Palmi (Reggio Calabria), con 8 positivi; quello di Bologna, che conta più di 60 dipendenti della Bartolini positivi al virus; quello di Montecchio (Reggio Emilia), con un numero di 8 positivi quasi tutti asintomatici; quello di Bolzano, con un focolaio familiare con 11 positivi; quello di Como, con 7 positivi tutti appartenenti a una casa d’accoglienza.

Nelle Province di Prato e Pistoia si è sviluppato un focolaio con 19 positivi, stesso caso di Porto Empedocle (Agrigento), con un focolaio nella nave dei migranti portati dalla Sea Watch per un totale di 28 positivi, ad Alessandria, con 13 positivi e Roma, in un istituto religioso con 4 positivi, nel quartiere della Garbatella e all’ospedale San Raffaele Pisana.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, in un’intervista rilasciata per Il Giornale, ha preso posizione sulla vicenda ponendosi in un’ottica positiva riguardo alla gestione delle singole zone di picco di contagio: “Se facciamo fronte a queste situazioni in modo tempestivo, sono ottimista: eviteremo una seconda ondata in autunno. Ogni Servizio sanitario regionale deve funzionare in modo efficiente e proattivo, bisogna andare a cercare le situazioni di pericolo e fare indagini epidemiologiche”.