Lo sport come ancora di salvezza: storie di un miracolo Islandese

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Succede che Sigurdsson vada dal dischetto e decida un Olanda- Islanda che in tempi non sospetti sarebbe stata più che una formalità da parte degli Orange. E invece, l’ isoletta felice stacca il biglietto per i prossimi Europei del 2016, gridando al miracolo. Succede che l’ Italia del basket fatichi più del previsto contro l’ Islanda, vincendo solo nelle fasi finali del match grazie alle spiccate individualità dei vari Belinelli, Aradori e Melli. Succede che anche agli Europei di pallamano del prossimo anno in Polonia, l’ Islanda sia presente, in un girone contenente anche Croazia, Bielorussia e Norvegia. Dietro questo boom made in Iceland, c’è però una storia breve ma che va raccontata. Negli anni ’90, l’ Islanda è inondata dai problemi derivanti dal fumo e dall’ alcool, in particolar modo tra i giovani. E dagli inizi del secondo millennio si decide di investire nello sport per combattere quella che si rivela un’ autentica piaga sociale. Tra investimenti vari, ad oggi si contano tantissimi campi di calcetto e circa undici campi di calcio al coperto. Tanti posti di lavoro si vengono a creare e nell’ aria si sente odore di rinnovamento. La voglia di rinascere, di cambiare il corso degli eventi in positivo, di agire in comunità per il bene dell’ isola, hanno reso l’ Islanda una realtà ben consolidata, destinata a far parlare di sè per molto tempo. Anche se i tifosi pescaresi, dopo l’ estenuante vicenda Bjarnason, non saranno tanto d’ accordo…