Loving Vincent: un viaggio alla scoperta di Van Gogh

Ieri è uscito nelle sale cinematografiche il film dedicato all'artista più amato di sempre: Vincent Van Gogh.

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Locandina del film. Fonte: Nexodigital.it
Locandina del film. Fonte: Nexodigital.it

60000 tele dipinte a mano da oltre cento artisti: questi sono i numeri per la realizzazione di “Loving Vincent“, film che ripercorre la vita e la morte di uno dei pittori più famosi e amati di sempre, Vincent Van Gogh.
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Diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, il cast è formato da alcuni volti noti come Douglas Booth nei panni di Armand Roulin, Jerome Flynn (Bronn in Game of Thrones) interprete di Paul Gauche, Helen McCrory è Louise Chevalier. La storia si svolge nella Francia del 1891, circa un anno dopo la morte di Vincent. Il giovane Armand Roulin, figlio del postino, deve recapitare una lettera a Theo Van Gogh, il tanto amato fratello del pittore. Armand si reca a Parigi ma non trova Theo poiché deceduto poco dopo Vincent. Il ragazzo, dunque, si imbatte in alcuni personaggi determinanti per ricostruire la morte del pittore; egli, infatti, scoprirà e proverà sulla sua stessa pelle la sofferenza e il tormento che hanno portato l’artista a produrre opere amate in tutto il mondo.
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Nel luglio 1882 Van Gogh scrisse a Theo una lettera molto toccante. La parte più significativa è questa: “Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole – qualcuno che non ha posizione sociale né ne avrà mai una, in breve, l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno. Questa è la mia ambizione che, malgrado tutto, è basata meno sull’ira che sull’amore, più sulla serenità che sulla passione. E’ vero che spesso mi trovo nello stato più miserando, ma resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne più povere, nell’angolo più lurido. E la mia mente è attratta da queste cose come da una forza irresistibile. Le altre cose vanno perdendo sempre più di interesse e più io me ne disfo, più rapidamente il mio occhio afferra le cose per il loro valore pittorico.”
In queste righe possiamo percepire non tanto la tristezza quanto la delusione di non avere una vita normale, come quella degli altri. Nonostante questo, però, Vincent vedeva anche nel più piccolo dettaglio una forma d’arte. Per lui anche un semplice fiorellino poteva trasformarsi in qualcosa di grande; in fondo è proprio questo lo scopo dell’arte.
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Il film si conclude con un estratto della medesima lettera: “In breve, voglio fare tali progressi che la gente dica delle mie opere: “Sente profondamente, sente con tenerezza” – malgrado la mia cosiddetta rozzezza e forse perfino a causa di essa.” Queste parole riassumono il ruolo dell’arte nella vita di Vincent Van Gogh. Tramite le sue opere, il pittore voleva sentirsi più vicino agli altri, voleva comunicare ciò che non era in grado di fare a voce. Questo immenso artista è riuscito nel suo intento, difatti, i suoi capolavori sono sparsi nei musei di tutto il mondo. A distanza di anni possiamo dire con assoluta fermezza “sente profondamente, sente con tenerezza“.
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Grazie Vincent, non verrai mai dimenticato.
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