sabato, Luglio 20, 2024
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Luisa Gasbarri, “Il male degli angeli” è il libro perfetto per affrontare l’estate

Un thriller avvincente che ripercorre alcune delle vicende più oscure della storia. Un libro perfetto per affrontare la torrida estate che ci aspetta, tra distanziamento sociale e mascherine

Oggi parleremo di un libro che sta riscuotendo molto successo, inserito tra i 16 semifinalisti del Premio NebbiaGialla 2021: Il male degli angeli (Baldini+Castoldi, 2020) di Luisa Gasbarri. Un thriller avvincente che ripercorre alcune delle vicende più oscure della storia, sicuramente il libro perfetto per superare la torrida estate che ci aspetta.

L’AUTRICE – Nata in Abruzzo, Luisa Gasbarri è una saggista, sceneggiatrice, studiosa del pensiero gender e docente di creative writing. Con la Newton Compton ha pubblicato nel 2010 il manuale 101 cose da fare in Abruzzo almeno una volta nella vita che ha riscosso molto successo. Nel 2005 ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo L’istinto innaturale. “Ho conseguito il Master per curiosità più che altro: il mondo pretende sempre attestazioni, titoli riconosciuti, ma ero una scrittrice ben prima di frequentarlo. Paradossalmente credo che lo sarei anche se non scrivessi nulla: essere scrittori è una dimensione dell’essere a mio modo di vedere, non si diventa artisti, lo si è già dentro da sempre” dichiarò in passato la scrittrice al portale SoloLibri.net.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL NUOVO THRILLER DI LUISA GASBARRI – Anche la nostra redazione ha avuto modo di fare quattro chiacchiere con la scrittrice per parlare del suo libro. La trama ce l’ha fornita direttamente l’autrice:

“L’inquieta Sara Wolner, distaccata all’Interpol di Roma, si accorge che alcuni strani incidenti che hanno coinvolto donne talentuose in diverse città europee, potrebbero essere in realtà degli omicidi. Indagando, Sara scopre che le vittime paiono misteriosamente legate a una élite segreta operante in origine nella Germania nazista, vicenda che viene ricostruita e raccontata in parallelo nel romanzo. Quanto emergerà è di solito censurato da qualsiasi manuale scolastico: il lettore sarà costretto a chiedersi se la Storia finora conosciuta non sia un’illusione. E se non sia il caso di guardare da oggi in poi le donne in maniera diversa.”

A chi si è ispirata per la stesura del libro?

“Per il thriller il modello è quello adrenalinico e page-turner della miglior tradizione americana. Il convergere di un passato cupo verso un presente ambiguo trova la sua ispirazione nella lezione di Fred Vargas. La declinazione femminile e noir della vicenda, viste le sue sfaccettature inconsuete, è invece assimilabile per intensità immaginativa a quella di un’insigne maestra, Natsuo Kirino.”

Perché ha deciso di scrivere questo libro e concentrarsi su un tema così particolare?

“Amo raccontare storie forti, che mettano in discussione l’ordinaria percezione del mondo. Questo episodio della Seconda guerra mondiale, quasi sconosciuto e davvero sconvolgente, è spesso censurato, oppure presentato come un’invenzione fantasiosa, in modo che non se ne colga la portata rivoluzionaria. Volevo in qualche modo riscattarne la carica demistificatoria, dar voce a chi non l’ha avuta, perché la prima vittima della ferocia della Storia è sempre la verità.”

A che tipo di lettore è indirizzato?

Non penso mai a un lettore specifico quando scrivo. So che il libro è stato letto dagli adolescenti e da un pubblico più maturo, da donne e da uomini, da appassionati dell’argomento e da persone del tutto digiune in materia… Un libro è ben fatto quando fa convergere l’interesse di un target trasversale, a mio modo di vedere: la letteratura mal tollera le categorie rigide. Con il romanzo io cerco di sfidare la realtà, così come chi legge cerca visioni alternative e coraggiose del mondo attraverso i libri. Quindi non saprei definire a chi è indirizzato “Il male degli angeli”, ma spero che tutti leggendolo possano emozionarsi, traendone magari anche un’occasione di riflessione, considerati i tempi difficili che oggi attraversiamo.”

Considerando il suo interesse per il tema delle donne, che ruolo hanno nel suo libro? Gli uomini invece?

Le donne e gli uomini svolgono qualsiasi ruolo: possono farsi carnefici, vittime, complici. È sempre una scelta personale a fare la differenza. Tuttavia, mi piace immaginare donne e uomini nuovi, questo sì. Donne fluide, capaci di danzare e splendere, senza condizionamenti, senza sensi di colpa o imposizioni. Donne di fuoco, capaci di incendiare gli stessi roghi a cui per secoli furono condannate. La varietà del femminile è estrema, la sua irriducibilità sorprendente. E io scelgo di rappresentarla in tutte le sue forme, perché dobbiamo ripensare il mondo, e renderlo più libero e giusto. Vien da sé allora che anche gli uomini incarnino nei miei libri una innovativa idea di virilità, più cangiante e accogliente, meno soggetta agli stereotipi e tuttavia più liberatoria e gioiosa. Il mondo non si può che cambiarlo insieme.”

Descriva il suo libro in tre parole.

“Capovolgimento della prospettiva.”

Come la cultura sta affrontando la pandemia? Un commento da scrittrice.

“Bisognerebbe riflettere innanzi tutto un momento sul termine cultura. Che cos’è oggi? Come la facciamo? I social hanno mutato profondamente il senso delle proporzioni: non sono più gli intellettuali a orientare, bensì gli influencer, talora ragazze giovanissime. La parola sta perdendo spazio, sostituita da immagini che neppure più sappiamo interpretare nei loro valori simbolici più profondi, presumendo ne veicolino ancora. E quando gli scenari storici diventano quasi distopici, come è successo negli ultimi anni, ci spaventiamo, diventiamo emotivi e irrazionali: non possediamo più strumenti critici appropriati per comprendere il mondo, non troviamo maestri che ci guidino, certezze che ci salvino. Io non sono polivalente, l’unica cosa che so fare è scrivere. Mi chiedo perciò quale comportamento sia più giusto per un artista in simili contesti. E nella domanda c’è per fortuna già la salvezza, già la risposta: non si smette mai di essere artisti. Si continua dunque a creare, così come a lavorare, a riflettere, ad amare, a risollevarci, a costruire, a combattere, a credere. Continuiamo insomma a sentirci esseri umani. Con tutto ciò che questo comporta, responsabilità e solidarietà comprese. La cultura autentica non se ne dimentica mai.”

Valentina Sammarone
Valentina Sammarone
"Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto." (Horacio Verbitsky)
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