Maestri alla reggia ospita Carlo Verdone: il nuovo cinema del progresso secondo il maestro

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Maestri alla Reggia apre la sua seconda edizione con il grande Carlo Verdone. Il 24 febbraio la maestosa Cappella Palatina ha ospitato il maestro che ha festeggiato i 40 anni di carriera nell’immensa immagine culturale della Reggia di Caserta.

Maestri alla Reggia
Maestri alla Reggia

Carlo Verdone, da molti considerato l’erede del grande Alberto Sordi, l’adulatore della gente e dei singoli vizi e caratteri delle persone. L’attore, il regista, lo sceneggiatore, che alla maniera neorealista incarna perfettamente i volti dell’italiano medio, che attinge ai protagonisti del cinema del passato e alla spontaneità e naturalezza delle proprie interpretazioni, i caratteri dei suoi personaggi più famosi.

L’artista, intervistato da Andrea Morandi, ha scelto delle clip tra i suoi film e non, per parlare di molte sfaccettature del cinema, dai suoi personaggi e il modo di crearli ed interpretarli, alla visione dei cambiamenti in campo cinematografico.

“Mi dispiacerebbe se si venisse a perdere quella condivisione che c’è nel vedere un film al cinema, perché se si perde la condivisione non abbiamo più quell’aggregazione necessaria per stare in mezzo agli altri, continuiamo a vivere da soli davanti a tablet, davanti all’ IPhone, davanti ai computer..” Questa è la risposta del maestro alla domanda di Morandi riguardo le nuove frontiere del progresso, che permettono di vedere facilmente i film a casa propria, danneggiando l’industria e il corpo cinematografico.

Per Verdone il progresso tradisce non solo l’industria cinematografica ma la tradizione di una visione garante di condivisione e contatto:

“Un conto è vederlo nel cinema,il tempio dell’immagine. E un conto è vederlo da solo. Cambiano molte cose..non vorrei fosse un brutto segnale di voluta solitudine in qualche modo, di misantropia. Che si vive soltanto per l’aperitivo e le cose e non si condivide più niente.” 

L’attore non si sofferma olo sull’importanza del “tempio dell’immagine” meramente strutturale, per quanto riguarda l’atmosfera creata, non contaminata da rumori e disturbi, portatrice di raccoglimento e riflessione:

Mi auguro che i ragazzi siano intelligenti e che comprendano, che stiano lontani dalla solitudine, dove assisteremmo ad un mondo sempre più solo, con un pubblico che insulta soltanto. Se ti azzardi ad esprimere un’opinione sulla tua pagina, una parte del pubblico ti darà ragione. L’altra parte non è che non ti darà ragione..ti insulta, in maniera incredibile. E’ una cosa molto sgradevole.” 

Queste, le conseguenze della caduta della condivisione, del contatto empatico ed emotivo col contenuto dello schermo e con la gente che lo interpreta. Naturalmente questa conseguenza è l’effetto che scaturisce dalle nuove abitudini progressiste:

“Negli anni ’60 si alzava una serranda dove c’era o un film studio, o un cineclub, o un teatro, o un locale di rock & blues.. insomma,  c’era cultura.  Oggi si chiudono librerie in continuazione, oggi per portare un ragazzo a  leggere il giornale sai quanto ci metti..peccato, sta cambiando.  Ci dobbiamo adeguare , ma dobbiamo cercare anche di valutare tutto quello che perdiamo: l’aggregazione, teatrale,cinematografica,musicale.. è importante.”

Adeguarsi al mondo che cambia, ma in modo produttivo. Non perdere mai di vista i valori e i caratteri dell’uomo, il modo in cui sposare ogni singolo individuo per una condivisione solidale e comprensiva dell’altro e quindi, del mondo.

Caserta accoglie e saluta calorosamente il grande maestro Carlo Verdone: “Questo è un abbraccio molto forte che mi date. Sappiate che sono venuto anche per ringraziare voi perché senza di voi anche un bravo autore, un bravo regista, non ce la fa.”