Mario Guarino a ‘La Res Publica’: “Bisogna semplificare il fisco, i bonus a pioggia non sono la soluzione”

0
Mario Guarino a La Res Publica Bisogna semplificare il fisco, i bonus a pioggia non sono la soluzione

Mario Guarino, tributarista e fondatore dello studio Guarino nel 1983, è stato ospite della puntata de ‘La Res Publica’ giovedì 6 maggio 2021.

Sono state approfondite varie tematiche legate al fisco, come i bonus in tempi di pandemia, i cambiamenti dovuti al digitale e anche l’eccesiva burocrazia presente in Italia.

Ecco come è andata:

  • Quali sono i bonus che attualmente possono richiedere le imprese, i liberi professionisti e i dipendenti? Nell’ultimo periodo ci sono stati diversi allargamenti delle basi a cui sono destinati. CI sono diversi bonus, come il bonus della transizione 4.0 che si può abbinare al credito d’imposta per il Mezzogiorno introdotto nel 2015. Poi c’è il bonus ricerca e sviluppo che va benissimo per tutte le aziende che possono utilizzare e cedere con una certa facilità anche a terzi. Poi ci sono bonus per il turismo, per le strutture turistico/alberghiere e ristoranti, bonus per la patrimonializzazione per aumentare il patrimonio delle aziende, bonus per le pubblicità, bonus per le PMI del Mezzogiorno per la loro quotazione in Borsa. Cosa rarissima anche se il bonus è molto conveniente. Poi ci sono quelli che riguardano il bonus formazione 4.0, oltre ai normali bonus che saranno incrementati con il nuovo decreto ristori bis. Per gli ecobonus, hanno accoppiato sisma bonus ed ecobonus non sapendo molti che noi siamo in quelle zone che veniamo da un sisma. Possono richiedere anche i residenti in Campania, poiché c’è stato il sisma nel 1980. Si pensa che sia soltanto nell’area recente ma non è così“.
  • Sui vari decreti per aiutare i cittadini, ci sono state molte polemiche. Secondo Lei si poteva fare davvero di più e meglio? Senz’altro. Glielo dico con assoluta certezza. I primi interventi sono stati a pioggia, come si è sempre fatto. Alcune imprese continuavano a lavorare, si è preferito aiutare tutti con poco ma si doveva aiutare chi effettivamente non poteva lavorare. Secondo me a molti ci voleva qualcosa di diverso. C’è un problema? Bisogna risolverlo. È inutile dare mille euro a pioggia a tutti. Ci voleva un aiuto per aiutare le imprese capitalizzandole non come assistenza ma come rapporto socio poiché quando si ritorna a lavorare si cede la quota”.
  • Anche il sistema fiscale è stato ‘investito’ dall’onda del digitale. Cosa è cambiato rispetto al 1983, anno della fondazione del Suo studio? Cambiamento di rapporti con la Pubblica Amministrazione. Adesso il rapporto si è invertito: l’Agenzia delle Entrate sa prima di noi cosa fanno i nostri clienti. Con la fatturazione elettronica, infatti, le informazioni arrivano prima all’agenzia delle entrate. Tutte quelle cose che prima venivano dette a noi, adesso vengono dette prima all’Agenzia delle Entrate. In questo caso la discussione con l’Agenzia delle Entrate quando c’è qualcosa che non va, diventa complicato”.
  • Sul web circolano spesso fake news relative anche al mondo economico. Come è possibile arginarle? Anche a Lei capitano clienti vittime di mala informazione? Questo è capitato. Facebook è l’immagine di un mondo che non è reale. Gente che legge qualsiasi cosa e non va alla fonte a domandarsi da dove sia nato. Certo, se uno dice ‘l’ho letta sul Sole24Ore’ è una cosa ma su Facebook è un’altra. Spesso senti dire dai clienti ‘sì, ma quello lo ha fatto’, e poi senti che gli è stato detto qualcosa di sballato. Ad esempio, i contributi a fondo perduto non sono tassabili e qualcuno li ha fatti tassare.”
  • Si parla spesso di snellire la burocrazia. Quanto incide questo nel Suo lavoro? “Moltissimo. Ci sono tante cose che si possono evitare. Ad esempio, la doppia dichiarazione: redditi e irap, quest’ultimo che va alle regioni. Il titolo V ha generato una doppia dichiarazione. A che serve? Non si può fare una casellina con ‘Regione Campania e tu devi pagare questo?’ Pago allo Stato e lo Stato dà quanto dovuto alla Regione. Per miliardi di motivi per la fretta ci si dimenticava l’invio della dichiarazione irap. Però sono quelle cose che possono sfuggire di mano. Non serve.”
  • Il Suo studio è nel cuore di Napoli, in via Miguel Cervantes de Saavedra. Al Sud dove è spesso difficile emergere. Come ci è riuscito? Volontà, fissarsi un obiettivo e fare degli step per raggiungere l’obiettivo. Non è semplice. Non bisogna essere arroganti con i clienti. Non serve. Il cliente è il tuo pane, lo devi seguire, lo devi amare. Ho tre figli che lavorano tutti con me, instillando a tutti la voglia di fare il mio lavoro e, quindi, di continuare il mio lavoro”.
  • Come immagine il mondo post pandemia dal punto di fiscale? Quali errori non potranno essere fatti? La digitalizzazione progressiva che ci sarà cambierà il modo di approcciarsi all’ambito fiscale. Forse tutto sarà semplificato anche se molte aziende dovranno porsi un ulteriore obiettivo: digitalizzare. Certo ambiti avranno futuro solo nell’online. C’è questo via vai di pacchi che favorisce qualcuno a discapito di tanti altri. Un progetto che dovranno avere le aziende, è cambiare l’approccio ed essere più presenti.”
  • Se Lei avesse la possibilità di riformare il Fisco, cosa farebbe? “Semplificherei moltissimo perché in altri paesi, ho avuto la fortuna di viaggiare, è tutto più semplice. Io ho provato a fare il 1040 in America, che sarebbe il nostro Unico, ed è di una banalità estrema. Fanno apposta a farlo così semplice perché vogliono capire veramente se tu paghi o meno le tasse. Qui in Italia abbiamo tantissime cose. L’assegno unico per i figli è una semplificazione troppo generica. Si dà soldi per i figli ma al Sud mancano asili nido. Figli non se ne faranno. Se ho i figli, ho altre incombenze oltre ai soldi. Devo andare in un asilo nido a pagamento? Perché in Campania non si possono avere asili nidi come a Reggio Emilia? Io devo avere la possibilità che mio figlio venga assistito, gli si debbano dare biberon, pannolini. Non si può fare solo una questione di reddito: se prendo 1500 euro al mese ma ho un affitto, è diverso rispetto a chi ha lo stesso stipendio con una casa di proprietà. Io mi rivolgerei a chi effettivamente ne ha bisogno e non basarsi solo in base al reddito”.

È possibile rivedere la puntata su Youtube, sulla nostra pagina Facebook e su quella della trasmissione.