Michael Bradley: “tornare in Italia? Anche subito!”

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Sto bene a Toronto, non ho bisogno di andar via. Ma la vita è un percorso a tappe. Quando lasciai la Roma nel gennaio 2014, 6 mesi dopo c’era il Mondiale, avevo bisogno di giocare e Garcia vedeva meglio altri compagni. Il Toronto mi ha presentato un progetto di crescita, chiedendomi di diventare il leader della squadra. In questi 2 anni sono migliorato come calciatore e come uomo. E mi stuzzica una nuova avventura in Europa. Queste le parole del centrocampista americano Michael Bradley, ora in forza al Toronto, squadra della MLS. Partendo dall’argomento Giovinco, suo compagno di squadra, l’ex giocatore si è sbilanciato anche sul suo futuro e le sue aspettative, arrivando a parlare poi del grande successo che sta riscontrando negli ultimi anni il calcio in Nord America.

Tra i motivi che lo spingerebbero a tornare, di certo non vanno annoverati quelli economici: Non ho mai fatto scelte legate ai soldi. Amo il calcio, la mia famiglia mi segue ovunque vada, di fronte a una bella nuova esperienza non sarebbe mai l’ingaggio il problema. E neanche la sicurezza di un posto. Nei top club devi guadagnartelo. Quello che mi fece scegliere Toronto fu la considerazione per me, non l’ingaggio

Le sue considerazioni sul calcio made in USA: Noi americani paghiamo la mancanza di tradizione del nostro calcio, c’è un po’ di pregiudizio nei nostri confronti. Ma è un errore. Di cui si rendono conto subito i campioni che dall’Europa vengono a giocare in Mls. Il nostro torneo sta crescendo molto, gli impianti sono bellissimi, moderni, l’affluenza di pubblico sempre maggiore, il soccer diventerà presto lo sport più seguito. Chi pensa di venire qui per la pensione si sbaglia. È un calcio fisico, atletico, magari tatticamente migliorabile, ma se non ti prepari, non sei in perfetta forma, soffri e resti fuori. I campioni portano visibilità e interesse, ma non basta il nome per giocare”. E forse non è un caso che i club che hanno puntato su stelle un tempo luminose e ora appannate, non si sono qualificati ai playoff o sono usciti subito.

Un ultima considerazione va poi a Pirlo, star indiscussa dei New York City e di tutto il calcio a stelle e striscie, che però non è riuscito a condurre i suoi al titolo: NY City è alla prima esperienza in Mls, normale abbia avuto difficoltà, ma Andrea tecnicamente non si discute, le sue giocate sono sempre uno show. L’importante è l’atteggiamento negli allenamenti e lui ha avuto quello giusto. Gli americani sono entusiasti, amano le star ma non sono sciocchi…