Michela Rostan (ItaliaViva): “Misure adottate lente e tardive. ItaliaViva non lascia la maggioranza”

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Logo di Italia Viva, foto Wikipedia
Logo di Italia Viva, foto Wikipedia

La deputata di ItaliaViva, Michela Rostan (ex PD e LeU) ha rilasciato a DailyNews24 un’intervista in esclusiva.

Innanzitutto come sta? Come ha passato e sta passando questa delicata fase storica per il nostro paese?
Sto bene, per fortuna, e ho passato tutta questa fase come gli italiani, rispettando le regole e vivendo con la mia famiglia momenti di sacrificio e di grande apprensione. Con un occhio a chi sta peggio, a chi ha meno fortune e garanzie di me, a chi purtroppo alla grande paura sanitaria ha dovuto abbinare anche una enorme preoccupazione economica.

Quali sono, secondo lei, gli errori fatti dalla maggioranza relativamente a questa epidemia?
Indubbiamente ci si è trovati tutti di fronte a una cosa nuova, inedita. Le risposte non potevano che essere prima parziali, poi emergenziali. Oggi, dopo più di due mesi, ci guardiamo indietro e vediamo alcuni errori: la mancanza di dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, per esempio, o aver tentennato con il lockdown per alcune zone e poi per il Paese. Ma è semplice vedere gli errori quando questi si sono già consumati. Più difficile è non farli. Se tornassimo indietro sapendo le cose, li eviteremmo. Ma colti alla sprovvista come è stato, forse li ripeteremmo. Credo che ci sarà tempo e modo per approfondire tutto, con l’obiettivo principalmente di non fare altri errori in futuro.

Ritiene adeguate le misure per questa fase 2? La riapertura delle attività economiche, secondo lei, è stata frettolosa oppure ritiene che vi siano ancora troppe limitazioni?
Penso che un lockdown troppo prolungato non può essere in nessun modo sostenuto da una comunità. È chiaro che a un certo punto bisogna allentare e ricominciare a vivere. Naturalmente bisogna farlo in modo tutto nuovo. La chiusura emergenziale può essere stata utile sia per far scendere un po’ i numeri sia per allenarci a una nuova vita, seguendo nuove regole. Ora tocca a noi riuscire a fare le cose senza correre troppi pericoli. Il senso della fase due, in fondo, è questo. Chiudere tutto è semplice. Ma alla lunga insostenibile. Riaprire è necessario ma va fatto con attenzione.

È d’accordo con le tante critiche rivolte da Renzi (leader del suo partito, Italia Viva) per le misure adottate a favore di imprese e lavoratori, ritenute non sufficientemente adeguate?
Le critiche sono utili quando indicano anche delle soluzioni e delle proposte. Italia Viva ha sempre portato proposte in queste settimane, aprendo il confronto con gli alleati con idee precise, anche coraggiose e innovative. Che le misure adottate non abbiano sortito ancora del tutto l’effetto sperato è sotto gli occhi di tutti. Non tanto perché non adeguate ma perché lente e tardive. In questo momento la tempestività è importante. Bisogna dare ossigeno quando serve. Se arrivi tardi è finita.

Italia Viva resterà in questa maggioranza oppure le distanze con le altre forze della stessa non rendono possibile il prosieguo di questo accordo politico?
Non credo che si sia mai messa in discussione l’appartenenza alla maggioranza, che è nata anche per tempestiva volontà di Renzi che fu tra i primi a indicare la via di un nuovo governo quando Salvini invece, ad agosto, voleva far precipitare il Paese verso il voto. Naturalmente maggioranze e governo hanno senso se si fanno le cose, non per tirare avanti.

Liquidità alle imprese, bonus, reddito di emergenza. Il governo ha fatto le scelte giuste? Italia Viva pare abbia dato parere non favorevole sull’ultima misura citata. Cosa ne pensa?
Molte misure sono state giuste, su altre andava calibrato meglio il meccanismo. Più sostegno reale alle imprese, per esempio, che sono il cuore dell’economia reale. Ma a me quello che lascia davvero perplessa sono i tempi troppo lenti di risposta. Ci sono persone che non hanno ancora ricevuto neppure le misure del decreto Cura Italia di due mesi fa. Sulle misure del Liquidità, di un mese fa, ci sono più ritardi che attuazioni. La Cassa integrazione in deroga non è arrivata a moltissimi lavoratori. Puoi anche deliberare misure giuste ma se dopo due mesi non arrivano, a che servono?

Perché ha scelto Italia Viva dopo l’esperienza nel PD e LeU? Cosa le ha detto Renzi per convincerla a sposare questo nuovo progetto politico?
Mi ha convinto il potenziale di innovazione, che è poi una caratteristica molto forte anche di Renzi stesso. C’è in questa formazione politica uno sguardo innovativo sul futuro che attraversa i programmi, le proposte, ma anche i linguaggi, le categorie. Non ci si muove più su schemi consolidati, che alcuni trovano rassicuranti ma che non parlano più alla società reale: ci si avventura in campi nuovi e il desiderio di tentare nuove letture della società, una nuova visione, mi ha tentato.

Capitolo Europa: l’UE ha commesso degli errori? Non ritiene che l’Italia sia stata abbandonata nella fase iniziale di questa emergenza?
Mi pare che dall’Unione Europea sia arrivato, questa volta, con tempestività il riconoscimento di una vera emergenza. Il patto di stabilità è stato subito sospeso, è stato autorizzato un nuovo deficit, e si stanno strutturando linee di credito molto agevolato. Certo, pesa il fatto che in questi anni e ancora ora non si ragiona come una cosa sola ma come singoli Stati che provano a costruire intese. Così ognuno porta i suoi interessi. Chi ha basi più solide protegge se stesso. Chi le ha più deboli chiede più solidarietà. Andrebbe costruita una Europa unita davvero e non una collezione di trattati tra corpi separati.

Quali sono le sue “ricette” per questa Italia, martoriata economicamente da questo nemico invisibile e, nello specifico, come potrebbe essere supportato il settore turistico, vista l’estate oramai alle porte?
Non è facile dare soluzioni, sarebbe presuntuoso da parte mia. Il problema è globale e le risposte sono difficili. Io credo ancora una volta che dobbiamo avere il coraggio di sburocratizzare il Paese. Qualunque misura si prenda, che la misura arrivi presto. Abbiamo un buon clima e molti spazi all’aperto: utilizziamoli. Concediamo suolo pubblico senza tasse agli operatori del tempo libero, concediamo di occupare strade e marciapiedi, piazze. Poche regole, ma chiare, sostegni economici che arrivino velocemente e poi fiducia negli italiani, libertà di azione. Io credo che si possa tentare di convivere con il virus – anche perché non abbiamo scelta – a condizione di usare tutti la cautela giusta. Mi pare che ci sia grande responsabilità. Fidiamoci. E liberiamo le procedure dalla troppa burocrazia. Facciamo le cose prima ancora di annunciarle. Non sarà la soluzione ma può essere una strada per ridurre ora i danni.