Migranti, UE e Turchia cercano accordo

0

Riprendono i negoziati tra Turchia ed Unione Europea a Bruxelles, dopo una prima giornata in cui i 28 paesi membri hanno preparato una posizione comune da presentare al governo di Ankara, per tentare di bloccare il flusso dei migranti.

Il premier turco Ahmet Davutoğlu incontrerà il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, il presidente della commisione Junker e il premier olandese Rutte (i Paesi Bassi hanno la presidenza semestrale dell’UE). Le questioni da discutere sono complesse e il risolverle richiederà impegno da entrambe le parti.

Sul tavolo del negoziato i nodi da sciogliere sono principalmente i seguenti: la legalità dei rimpatri, l’adesione della Turchia all’Unione Europea, il nodo di Cipro e i tre miliardi di euro aggiuntivi richiesti da Ankara, per far fronte alla crisi dei rifugiati.

Tra queste, la questione più impellente è quella legale. Se al vertice del 7 Marzo si era ipotizzato di rimpatriare in massa tutti i migranti in Turchia, per poi stabilire da lì chi avesse diritto o meno di entrare in Europa, in un secondo momento, sotto la pressione del diritto e dell’opinione pubblica internazionali, si è optato per posizioni più morbide.

Verranno rimpatriati solo gli immigrati irregolari dalla Grecia alla Turchia. E le domande di asilo verranno esaminate caso per caso, individualmente, da autorità europee presenti nelle isole greche.

Altro ostacolo importante, che ritarda la riuscita dell’accordo, riguarda il processo di adesione di Ankara all’Unione Europea. Il governo turco vorrebbe aprire nuovi capitoli negoziali e ridurre drasticamente i tempi di adesione, ma lo scetticismo e l’opposizione di diversi politici europei è forte. Di pochi giorni fa è la dichiarazione di Junker, presidente della Commissione, che ha espresso così la sua contrarietà: “La Turchia non è pronta né oggi, né tra 10 anni, per entrare in UE“.

Infine, politicamente, pesa sui negoziati anche l’infinita questione turco-cipriotaIl governo di Nicosia ha minacciato di porre il suo veto e bloccare l’accordo, se Erdoğan e Davatoğlu non accetteranno di aprire i porti e gli aereoporti turchi alle comunicazioni con l’isola.

Molti, quindi, gli ostacoli alla riuscita delle trattative. Ma il governo di Ankara e alcune cancellerie europee si mostrano fiduciosi. “Sono sicuro che raggiungeremo gli obiettivi” ha dichiarato Ahmet Davatoğlu, aggiungendo: “Per la Turchia la questione dei rifugiati non ha a che fare con il mercanteggiamento, si tratta piuttosto di una questione di valori, di valori tanto umanitari che europei“.