Milan, l’ alibi arbitrale nasconde un’ amara realtà

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Il Milan compie l’ ennesimo passo falso in campionato, stavolta contro il Verona, ultimo in classifica. Una partita caratterizzata sicuramente da una cattiva gestione arbitrale, condita in questo senso da due gol regolari ingiustamente annullati e un calcio di rigore solare negato negli ultimi minuti del match. Ma tutto ciò non può essere certamente una scusa plausibile per nascondere quelle lacune che ormai il Milan si trascina dietro da troppi anni. Il centrocampo non funziona e di conseguenza neanche l’ attacco, i continui cambi di modulo e di interpreti non giovano, si ha la sensazione che il tecnico serbo Sinisa Mihajlovic stia perdendo la bussola. La decadenza dell’ impero milanista ha le proprie radici anni addietro, quando i rossoneri dopo la stagione 2011/12 decidono di privarsi in un sol colpo di Ibrahimovic e Thiago Silva: il preludio alla certezza che investimenti così grossi sia nei cartellini che negli stipendi non possano essere ripetuti negli anni successivi. E d’ altronde, così è stato: il bilancio delle casse rossonere piange, il patron Silvio Berlusconi da mandato al fidato Adriano Galliani di fare ciò che può con quel poco che ha a disposizione. Ad oggi, viene costruita una squadra dalla dubbia competitività, inneggiata nel raggiungere il traguardo minimo di un piazzamento Champions League, ma che nella realtà dei fatti manca dal palcosenico europeo da 3 anni. Nella scorsa estate si decide di metter mano nuovamente al portafogli: Bacca, Bertolacci, Romagnoli, Luiz Adriano, Kucka, Balotelli, Josè Mauri. Acquisti che andavano incastrati in un contesto chiaro e già formato e che invece risultano nella testa dei dirigenti societari i messia scesi sulla Terra capaci di riportare in alto i cuori rossoneri, dei tifosi soprattutto. Le cifre sganciate alla Roma per l’ accoppiata Bertolacci-Romagnoli ( ben 45 in 2 ) destano tutt’ oggi perplessità tra i tifosi: perchè se il giovane difensore ha ottime prospettive di crescita ( il prezzo rimane comunque alto ), il centrocampista tra prestazioni negative e infortuni ricorrenti ha deluso tutte le attese per i 20 milioni investiti nei suoi confronti. Bacca e Luiz Adriano sono rapaci d’ area di rigore, che hanno fatto bene finora ( 12 gol in due ) ma che spesso risultano avulsi dalla manovra, lasciati in solitudine nelle poche sortite offensive dei rossoneri. Il più grande affare è stato certamente Jack Bonaventura, che risulta il più continuo nel rapporto qualità-prezzo ( 7 milioni il costo totale del suo cartellino ). Negli anni, però, troppi prestiti e troppi ritorni hanno confuso il mondo milanista: Torres dura pochissimo, il tempo di uno scambio di prestiti con l’ Atletico per Cerci, anche lui poco gradito a Madrid. Balotelli torna a Milanello per l’ ennesima occasione di dimostrare tutto il talento che ha e Mino Raiola ringrazia nuovamente. Il tifo rossonero chiede disperatamente un centrocampista dai piedi buoni, che si tramuta in Kucka negli ultimi giorni di mercato: con tutto il rispetto, non è il profilo richiesto che può portare al salto di qualità. Gennaio incombe e Boateng sta per vestire di nuovo la maglia rossonera, un ritorno che solo il tempo dirà se si tratta di un contentino ai tifosi o di una scelta azzeccata. Nel frattempo, però, ci si permette il lusso di avere ben 3 allenatori in busta paga: Inzaghi, Seedorf e Mihajlovic. Barbara Berlusconi chiede pazienza ai tifosi, promettendo loro un nuovo stadio entro i successivi 3-4 anni: progetto gettato alle ortiche, come lei stessa ha ammesso in una recente intervista. Nel frattempo, Mr. Bee va e viene da Milano in attesa che i patti con Berlusconi trovino la tanto sperata ufficialità per quei fondi monetari che alla società servirebbero come il pane. Un accordo che sarebbe dovuto sbocciare a Luglio scorso, ma che in realtà, ad oggi, rivela l’ esatto opposto: il broker thailandese sta cercando dei fondi sparsi in tutta la Cina che potessero permettergli di rilevare il 48/49% delle azioni societarie del Milan, ma filtra un certo pessimismo sulla riuscita dell’ affare. Insomma, nel calderone rossonero qualcosa bolle ma non si arriva mai alla cottura e ad oggi regna solo tanta confusione in casa Milan. La società sa che continuare di questo passo significherebbe perdere ulteriormente quei tifosi attaccati alla maglia che domenica dopo domenica stanno sparendo sempre di più dallo stadio San Siro. E una società del blasone e dagli innumerevoli trofei non può certamente permetterselo.