Napoli, Cardarelli e Federico II in difficoltà: “Serve più personale specializzato”

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Ospedale Cardarelli, Fonte Wikipedia

Il Coronavirus sta mettendo in ginocchia l’Italia. Tra regioni gialle, arancioni e rosse, la situazione sembra stia avvicinandosi al limite, soprattutto in alcune zone dove l’allerta è massima. Tra queste ultimi vi è ad esempio il territorio campano.

In Campania infatti, specialmente in quel di Napoli, si stanno verificando parecchi problemi sanitari. Nelle ultime ore in tale direzione ha parlato Luciano Vicenzo, delegato aziendale della Cimo, denunciando una preoccupante carenza di personale ospedaliero nelle varie strutture. Ecco le sue parole.

“Al Cardarelli per mancanza di Medici internisti e Pneumologi legata alla riconversione di unità operative in reparti Covid, la direzione medica ha emanato ordini di servizio al personale di branche non affini né equipollenti: chirurghi generali, toracici, vascolari, plastici, dei trapianti ed epato-bilare, urologi, maxillo-facciali ovviamente non hanno nessuna formazione e competenza nella gestione diagnostica e terapeutica del paziente Covid a meno che lo stesso che non presenti patologia specialistica chirurgica a cui  il Cardarelli avrebbe dovuto provvedere senza trasformarsi in un ospedale Covid con oltre 200 pazienti oggi ricoverati”.

A far eco alle parole di Vicenzo vi è stato Giuseppe Servillo, primario della rianimazione al Policlinico Federico II. “La mortalità qui si aggira intorno al 22 per cento – sottolinea – una delle più basse d’Italia. Oltre a intubare i casi più gravi eseguiamo la ventilazione non invasiva (Niv) e con i caschi ad alti flussi (Cpap) su cui lavoriamo da circa trent’anni.”

“Come centro universitario di formazione dico che queste metodiche sono tutt’altro che semplici e se erogate in modo non corretto possono anche peggiorare lo stato dei polmoni già gravemente danneggiati dal Coronavirus.”

“Nelle ultime settimane sono arrivati pazienti, trasferiti da altre strutture, in gravissime condizioni. L’infezione da Sars-Cov-2 è di per sé difficile da trattare e non basta somministrare ossigeno. A mio avviso tutte le equipe andrebbero formate e addestrate“.