Napoli, il ridimensionamento potrebbe avere anche alcuni effetti positivi

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Il Covid-19 e le ultime stagioni non proprio felici del Napoli stanno costringendo la società a prepararsi ad un inevitabile fase di ridimensionamento. I mancati introiti relativi alle sfumate qualificazioni di Champions League ed i costi di gestione divenuti ormai ingestibili, stanno costringendo Aurelio De Laurentiis a rivedere la sua politica societaria.

E così, dall’anno prossimo, vi sarà probabilmente un ritorno alle origini in quel di Napoli. Lo sfoltimento del monte ingaggi è già iniziato. Manolas è andato via, Lorenzo Insigne saluterà a fine stagione, Ghoulam sarà svincolato poiché a scadenza naturale del contratto e a Dries Mertens sarà posta una scelta: addio o rinnovo a cifre nettamente più basse di quelle percepite.

Verosimilmente sul mercato gli acquisti dovranno rispecchiare in pieno la nuova politica: giovani dal grande potenziale e dal basso ingaggio. Dopotutto tale pratica di scouting non è nuova in quel di Napoli. La società di De Laurentiis infatti è cresciuta proprio grazie alle plusvalenze, acquistando calciatori di prospettiva per poi venderli una volta esplosi.

E non è un caso che da quando il Napoli ha provato a cambiare modo di fare acquisti, eliminando le frequenti cessioni degli uomini importanti, la crescita del club si è stagnata, e i costi di gestione sono diventati pian piano insostenibili.

Il ‘ridimensionamento‘ imminente, se di questo si può parlare, potrebbe essere visto sotto una luce diversa. Se si pensa ad esempio che il bomber più prolifico della storia del Napoli, Dries Mertens, sia stato pagato appena 9 milioni di euro, ecco allora che la logica degli acquisti di giocatori giovani e promettenti potrebbe essere vista di buon occhio.