Napoli, pentito svela che fine fanno i cinesi morti in città

Il mistero della “tratta delle salme” non è solo leggenda

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Cina
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NAPOLIPer ogni salma che esce da Napoli mille euro. Fanno passare il morto per il porto, entra poi in uno di quei container destinato a sbarcare in estremo oriente.

Il tutto con tanto di scheda di accompagnamento organizzato da un’associazione del malaffare, la stessa che poi intasca i soldi.

Nello specifico sono quelli appartenenti al clan di Franco Mazzarella, a giudicare da quanto è stato messo a verbale di recente dal cugino del presunto esattore.

Alfonso Mazzarella in questi anni svuotato il sacco sugli affari loschi all’interno del porto di Napoli. E c’è un capitolo interamente dedicato alla storia dei cinesi defunti, alla tratta delle salme e delle casse da morto e al pizzo per assicurare il ritorno a casa dei resti mortali dei propri connazionali.

Il mistero riporta a Roberto Saviano che già aveva previsto tutto nel 2006 nelle pagine di Gomorra. Racconta, proprio all’inizio del libro, gli affari che si svolgono nel ventre del porto partenopeo.

Ecco l’estratto del libro:

“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a dominare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese”.