Napoli, senti Tissone: “Spalletti grande lavoratore, vi racconto due aneddoti con l’Udinese”

"Ci si allenava di pomeriggio con la squadra, ma lui arrivava alle 9 del mattino e andava via alle 19 di sera. Da li già capivi la voglia di fare bene"

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Fonte: Wikipedia

A parlare ai microfoni di Calcionapoli24 è stato Fernando Damián Rodrigues Tissone, oggi centrocampista della Paganese Calcio 1926, in serie C ma dal passato di livello e vicino al Napoli nel 2009. Il giocatore si è affermato con la maglia dell’Atalanta ma si è fatto conoscere con quella dell’Udinese, allenata da Luciano Spalletti. Di seguito l’intervista realizzata in esclusiva per Calcionapoli24:

Sei stato allenato da Luciano Spalletti all’Udinese, che allenatore era?

“Un allenatore fortissimo. E’ un appassionato di calcio. La prima cosa che mi ha stupito di lui è che ci si allenava di pomeriggio con la squadra, ma lui arrivava alle 9 del mattino e andava via alle 19 di sera. Da li già capivi la voglia di fare bene e di migliorarsi sempre. Non è arrivato per caso ad essere uno dei migliori allenatori di calcio in Italia. Lavora tantissimo e riesce a trovare i risultati tramite questo”

Con lui fu una stagione incredibile: andaste in Champions…

“Per raggiungere obiettivi importanti, soprattutto in una squadra come l’Udinese, alla prima volta in Champions, devi fare tanti sacrifici, e lui, come squadra e società, ne ha fatti e per questo si è raggiunto quell’obiettivo”

Eppure hai un record: sei stato il primo argentino ad esordire a quella età nella massima serie

“Contro il Siena. Una partita speciale per sempre per me. Vincemmo 3-2 ed è fondamentale per me ricordare quella gara perchè da li è partita la mia carriera”.

Oggi lo vedi cambiato sulla panchina del Napoli? Ne ha fatta di strada…

“Dalla Tv te ne puoi rendere conto poco ma credo che continui ad essere quell’allenatore che vuole il meglio dalla propria squadra, che si giochi a calcio e che, tramite questo, possano arrivare i risultati”

Hai un retroscena che vi riguarda? Cosa ti diceva in particolare?

“Quello che mi stupiva di lui era che con noi giovani lavorava tanto, anche dopo la seduta di allenamento, mentre gli altri rientravano negli spogliatoi. Restavamo con lui, con Domenichini, suo secondo, per fare lavoro di tecnica. Situazioni banali, che si fanno con i giovani, ma volevano che migliorassimo tantissimo per poter poi essere pronti ed emergere nel calcio italiano”

Nel 2009 sei stato vicino al Napoli…

“Si, vero! Era l’anno che ero tornato ad Udine, dopo l’esperienza all’Atalanta. A gennaio c’era la possibilità di andare a Napoli, c’era il direttore Marino che mi voleva. L’Udinese non mi lasciò andare e a fine stagione, poi, andai alla Sampdoria”

Che cosa poteva voler dire per te da argentino giocare nel Napoli?

“Uno stadio speciale, non ci ho giocato tante volte, solo due-tre, ma è speciale sapere che per i napoletani, noi argentini siamo sempre ben visti grazie a Diego. Questa estate sono stato a Napoli, sono stato ai Quartieri Spagnoli e girato la città, e ogni volta che dici che sei argentino ti guardano in maniera speciale”.