Napoli, violenza sessuale in Circumvesuviana: parla la vittima

Un altro ragazzo scarcerato dopo la presunta violenza a danni di una ragazza nel napoletano. La vittima si sfoga in una lunga lettera: "Delusa e amareggiata".

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Metropolitana Napoli, fonte Flickr
Metropolitana Napoli, fonte Flickr

Il 5 marzo una giovane ragazza di 24 anni aveva denunciato un presunto stupro da parte di tre ragazzi nell’ascensore della metro Circumvesuviana di Napoli. Una settimana fa uno degli indagati, Alessandro Sbrescia di 18 anni, è stato rilasciato dal Tribunale del Riesame. In questi giorni, è stato rimesso in libertà anche un altro dei ragazzi, Alessandro Cozzolino di 19 anni. Le motivazioni non sono state spiegate chiaramente ma il tribunale deve aver trovato insufficienti le prove contro di loro.

Dopo queste decisioni è scoppiata la polemica. Il primo ad aver attaccato il sistema giudiziario è stato Luigi Di Maio che ha commentato così sul suo profilo social: “Due dei presunti stupratori della giovane violentata a inizio marzo in un ascensore della Circumvesuviana sono stati scarcerati e sono tornati in libertà. Proprio oggi c’è stata la seconda scarcerazione, disposta dal Tribunale del Riesame. Ora, non sta a me entrare nel merito della decisione presa, ma permettetemi di dire che è una vergogna che, a poche settimane dalla violenza, due di quei tre delinquenti siano già liberi di andarsene in giro a farsi i cavoli propri. L’impatto psicologico deve essere stato devastante e chi dovrebbe pagare viene rimesso in libertà? Io una cosa del genere non posso accettarla. È evidente che c’è qualcosa che non va in questo Paese. Chi compie uno stupro, per quanto mi riguarda, deve passare il resto dei suoi giorni in carcere! Ognuno ha diritto di difendersi, lo prevede il nostro ordinamento giuridico, ma chi è accusato di violenza sessuale contro una donna deve poterlo fare dal carcere”.

La risposta della magistratura non si è fatta attendere poiché la giunta distrettuale dell’Associazione magistrati presieduta da Vincenzo Ranieri ha trovato inopportuna la dichiarazione di Di Maio. “Il post apparso alle ore 12.31 sul profilo Facebook dell’onorevole Luigi Di Maio è inaccettabile oltre che intrinsecamente contraddittorio. Il ministro usa la parola ‘vergogna’ a fronte di una decisione la cui motivazione non è a lui nota, perché non ancora depositata. Parla di ‘presunti violentatori’, implicitamente ammettendo che i fermati per lo stupro della Circumvesuviana possano essere non colpevoli; poi però esprime dei giudizi incomprensibilmente perentori e definitivi, come se quanto narrato dagli organi di stampa fosse l’unica e sola verità possibile e il processo fosse un inutile dispendio di energie” commenta Ranieri. “Noi che non conosciamo i motivi dell’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ci asteniamo da ogni commento sul merito della vicenda processuale, consapevoli che il procedimento farà il suo corso e che l’ordinamento prevede, per ogni giudizio penale una progressione procedimentale per stadi e gradi successivi, fisiologicamente destinata a formare una verità processuale in divenire. Ribadiamo con forza però che la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli non può essere presentata come una conferma dell’assunto secondo cui la magistratura è responsabile, per un suo immotivato atteggiamento buonista, del verificarsi di gravi episodi di criminalità. In questo modo si finisce per lanciare un anatema non contro la magistratura, ma contro la stessa idea di giustizia, contro i principi fondamentali ed ineludibili di ogni aggregazione civile, contro il diritto di difesa e la presunzione di non colpevolezza costituzionalmente garantiti a qualsiasi indagato. Additare la magistratura come responsabile dei mali della società significa commettere un imperdonabile misfatto, quello di manipolare la realtà. E questo non lo possiamo permettere”.

La giovane vittima di Portici si è sfogata in una lettera che ha poi consegnato al suo avvocato, Maurizio Capozzo. “Bastano pochi minuti e ritorno col pensiero. Erano attimi di incapacità a reagire di fronte la brutalità e la supremazia di tre corpi. Erano attimi in cui la mente sembrava come incapace di comprendere, di totale perdizione dell’essere. E dopo che il corpo era diventato scarto e oggetto, ho provato una sorta di distacco da esso. Il mio corpo, sede della mia anima, così sporco. Mi sembrava di essere avvolta dalla nebbia mentre mi trascinavo su quella panchina dopo quelli che saranno stati 7 o 8 minuti. Mi sono seduta e non l’ho avvertito più. Ho cominciato ad odiarlo e poi a provare una profonda compassione per il mio essere. Compassione che ancora oggi mi accompagna, unita ad una sensazione di rabbia impotente, unita al rammarico, allo sdegno, allo sporco, al rifiuto e poi all’accettazione di un corpo che fatico a riconoscere perché calpestato nella sua purezza. Il futuro diviene una sorta di clessidra. Consumato il corpo e la mente dal tempo odierno ricerca una vita semplice. Mi piacerebbe essere a capo di un’associazione che si occupa della prevenzione, della tutela e della salvaguardia delle donne, ragazze, bambine a rischio, perché donare se stessi e il proprio vissuto per gli altri è l’unico modo per accettarlo“.

Rabbia, delusione e un briciolo di speranza sono i temi principali di queste poche righe scritte dalla giovane donna, la quale ricorda ogni singolo dettaglio di quella giornata infernale.