Narcos, la morte di un location manager e le conseguenze per la serie TV

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Cartellone pubblicitario della serie TV Narcos
Cartellone pubblicitario della serie TV Narcos; Fonte foto: Di Johanna - This #billboard outside my office window greeted me when I returned from Mexico. It took a long time for me to notice that it was in Spanish #narcos #netflix, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=56395230

L’antefatto: l’omicidio di un assistente alla produzione e location manager della serie televisiva statunitense di Netflix, Carlos Muñoz Portal. È stato trovato morto nel comune di Temascalapa, al confine con lo stato dell’Hidalgo, in Messico, ucciso a colpi di arma da fuoco e nascosto dentro al bagagliaio della sua auto. Le esatte dinamiche della morte restano ancora ignote. Portal aveva già lavorato in veste di location scout per “Sicario”, “Spectre” e “Fast and Furious”.

Il trentasettenne stava fotografando le location in vista della produzione della quarta stagione – dopo il successo della terza – di Narcos, nel corso della quale l’attenzione si sarebbe spostata dalla Colombia al Messico, per raccontare le vicende del cartello di Juárez. Le ipotesi sull’assassinio avanzate fin ora sembrano vertere su rappresentanti del narcotraffico messicano, infastiditi dagli intenti della produzione della serie; si teme che l’evento possa allontanare la produzione di Netflix dal Messico, per ripiegare su location più sicure (ad oggi si ipotizza il Sud degli Stati Uniti).

Netflix, preso atto della notizia, ha espresso un profondo rammarico per quanto accaduto.

Non tardano ad arrivare le parole di Roberto De Jesus Escobar Gaviria, oggi settantunenne, ex “capo dei sicari” negli anni ’80 e fratello di Pablo Escobar, in un’intervista all’Hollywood Reporter: “se si è intelligenti, non servono le armi; se non lo si è, servono. In questo caso Netflix dovrebbe assumere sicari per proteggere i suoi lavoratori”.

Gaviria ha inoltre ribadito il suo dissenso, dichiarandosi contrario all’utilizzo di contenuti legati a lui e a suo fratello nell’area di Medellín o della Colombia senza l’autorizzazione della Escobar Inc.
Lo scorso anno, infatti, Gavaria, aveva chiesto a Netflix un risarcimento di un miliardo di dollari per aver utilizzato la storia di Pablo Escobar senza il consenso della famiglia.