Nibali, un campione umile

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Alla vigilia doveva essere il Giro di Nibali e così è stato. Ma chi avrebbe scommesso sul siciliano a tre tappe dal termine? Nessuno, forse nemmeno lui. Emblematiche le sue parole: mi è scattato qualcosa quando ho capito di non aver nulla più da perdere. Sì perché Vincenzo ormai questo Giro l’aveva perso, tra i tanti dubbi e le tantissime critiche da parte della stampa, pronta oggi ad osannarlo per l’impresa. Per gran parte del Giro le gambe non andavano e il divario dalla Rosa continuava a crescere con i dubbi, tanti, troppi, fino a pensare ad un clamoroso ritiro. Un Giro che a tratti è stato senza un vero padrone, dai ritiri di Landa e Dumoulin alla caduta di Kruijswijk tra le nevi della cima Coppi. Come la fenice risorge dalle proprie ceneri così Nibali è risorto nel suo terreno, sulle Alpi che tanti odiano ma che esaltano i campioni, quelli veri. L’umiltà del campione che ha incassato per giorni, senza dire una parola, per poi liberarsi in un pianto liberatorio. Sono umano anche io dichiarò alla fine della cronoscalata dove il siciliano dovette far conto anche con i guai meccanici. Un plauso alla squadra, a Scarponi eterno gregario, al grande Beppe Martinelli che ben sa come si vince il Giro, una corazzata che nel momento più delicato e importante ha dato quell’apporto fondamentale che ha cambiato le sorti della corsa. Si ma se Kruijswijk non fosse caduto? Con i se e con i ma non si vincono le corse, nessuno sa come sarebbe finita, onore però all’olandese che è stato battuto in strada solo dalla sfortuna. Chaves col sorriso ha dichiarato: giusto così, Vincenzo è stato quello con le gambe più forti sulle ultime salite. Un plauso ai genitori del colombiano che sono stati i primi a complimentarsi con il campione italiano, il ciclismo è questo, lo sport dovrebbe essere questo.