“Non sono un uomo facile”: quanto conta l’opinione di una donna nella società

In un mondo capeggiato da donne, come vivrebbe un uomo? Éléonore Pourriat ha provato a dare una risposta a questa domanda. "Non sono un uomo facile" è disponibile su Netflix.

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Una scena del film. Fonte TheMacGuffin

Qualche sera fa, curiosando nel catalogo di Netflix, un titolo mi ha incuriosita: Non sono un uomo facile. “Uno sciovinista spudorato è ripagato con la stessa moneta quando si risveglia in un mondo dominato dalle donne e si scontra con un’autrice che ha un certo potere” riporta la descrizione del film. Incuriosita dalla trama decido di guardarlo e con mia grande sorpresa scopro un piccolo gioiellino nella piattaforma streaming. Non si tratta di una pietra miliare dell’industria cinematografica ma posso assicurarvi che ha un suo perché!

Il lungometraggio è uscito il 13 aprile ed è stato prodotto in Francia. Damien (Vincent Elbaz), si risveglia in un mondo capeggiato prevalentemente da donne in seguito a un trauma cranico. Assieme al suo amico Christophé (Pierre Benezit), vedranno cosa si prova ad essere trattati come donne e viceversa. La vicenda si farà interessante quando Damien incontrerà Alexandra (Marie-Sophie Ferdane), la quale lo userà per pubblicare il suo nuovo romanzo. Quest’ultima, però, si innamorerà di Damien, proprio perché in quell’universo parallelo, lui non è un uomo facile.

La regista Éléonore Pourriat ha tentato di dare una risposta ad una delle domande più frequenti: come vivrebbe un uomo in un mondo dominato da donne? La risposta si trova esattamente nel film. Il lungometraggio è un mix di cliché e situazioni tragicomiche che rendono il tutto tristemente vero. In questa visione atipica, sono gli uomini a dover fare la ceretta, a pulire, a vestirsi in maniera appropriata, ad essere violentati e a sottomettersi al dominio femminile. Questo li porta a seguire la corrente del maschilismo e a lottare per gli stessi diritti. Guardando questo film, nella mia testa si è fatta strada l’empatia; ho provato un senso di solidarietà per il genere maschile, proprio perché in questo mondo parallelo erano loro ad essere trattati come “personaggi secondari“. Da lì mi sono chiesta, quanto conta l’opinione di una donna nella società odierna? Il problema ha radici talmente profonde che sembra quasi impossibile estirparle. Sicuramente noi donne abbiamo fatto degli enormi passi avanti, ma la parità dei sessi riuscirà mai ad affermarsi totalmente? Davvero possiamo parlare di equità tra i due sessi se molti uomini ancora non riescono ad accettare la presenza di donne allo stadio per una partita di calcio? Questo è solo uno dei tanti episodi che ci fanno capire che la parità dei sessi, in realtà, non è stata accettata ed è solo una maschera che serve a nascondere la paura del cambiamento.

La situazione peggiora quando le stesse donne si annullano e non portano avanti questa battaglia infinita. Probabilmente se ci fosse più solidarietà tra esse, il cambiamento sarebbe ancora più forte e deciso; sicuramente Damien nel suo mondo non è uomo facile ma anche noi nel nostro non lo siamo.