Normativa ESMA nel trading online CFD: cos’è cambiato?

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ESMA
Fonte foto pixabay.com - PIX1861

Da qualche mese sono entrate in vigore le normative ESMA nel trading online CFD: cosa è realmente cambiato? Quali aspetti, adesso, devono essere riconsiderati? In questo approfondimento partiremo fin dall’inizio, dall’ente che ha proposto queste nuove norme, ufficializzate con un comunicato stampa il 27 marzo di quest’anno e poi entrate in vigore l’1 agosto.

Cos’è l’ESMA? L’ESMA è l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati: un ente che dal 2011 ha il ruolo di sorvegliare il mercato finanziario europeo. Il CFD, invece, è l’acronimo (noi lo tradurremo in italiano) di ‘Contratto per Differenza’: praticamente uno strumento finanziario il cui prezzo deriva dall’accordo che le due parti stipulano per scambiare denaro in base alla variazione di valore dell’attività tra quando l’operazione viene avviata e il momento in cui viene chiusa. Su https://www.migliorbrokerforex.net/, comunque, potrete trovare una lista di broker forex regolamentati nel nostro paese e di trading online sui CFD. Chiarito ciò, passiamo al punto successivo per poi capire, realmente, cosa è cambiato.

Normative ESMA
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Cosa prevedono le normative ESMA? In via generale, possiamo sintetizzare con il fatto che c’è un forte ridimensionamento della leva finanziaria (cioè la possibilità per gli investitori di spendere una cifra che, in realtà, non si possiede al momento), divieto di commercializzazione, distribuzione o vendita di opzioni binarie e dei nuovi requisiti per il trading su CFD. Inoltre, vengono cancellati i bonus e le percentuali sullo spread come accredito, incluso l’ambito del marketing per prevenire le pubblicità ingannevoli, c’è maggiore protezione del saldo negativo per singolo cliente, un avviso di rischio, inclusa la percentuale di perdite sui conti degli investitori al dettaglio del fornitore di CFD, determinata in modo standardizzato.

Quali sono state le conseguenze di tutto ciò? Secondo alcune indagini, sembra che i trader abbiano avuto dei risvolti positivi. Certo, è ancora presto, però pare che alla fine sia risultato per loro un grande vantaggio. Questo perché, secondo alcune stime, sono riusciti a ridurre le loro perdite dell’80%, proprio grazie alle norme che l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati è riuscita a introdurre. Non mancano, ovviamente, le cause psicologiche: con queste nuove regole, a tutela del consumatore finale, i trader si sentono più rassicurati e quindi sono anche più propensi a investire online. Inoltre, anche le riduzioni della leva finanziaria hanno giovato rendendo i trader più operativi. C’è, però, come in tutte le cose, anche il risvolto della medaglia: infatti, navigando sul web, si legge come alcuni trader mettono l’accento sul fatto che regole così restrittive possono limitare la libertà del consumatore e dei trader stessi, definendo in maniera troppo stretta il raggio d’azione e quindi anche l’attività. In particolare, potrebbe esserci una conseguenza che avrebbe del paradossale: nel primo anno di entrata in vigore, le operazioni potrebbe drasticamente ridursi di numero non tanto per la libertà (o, meglio, non solo) d’azione ma perché molti trader vorrebbe prima capire meglio la situazione e poi esporsi. Una sorta di attesa per capire le mosse degli altri. Inoltre, chi non è d’accordo con queste normative avrebbe anche la possibilità di lavorare su mercati off shore, come le Bahamas dove la leva finanziaria può essere anche di 200 o 300. Qui, poi, si innescherebbe un altro problema: vero è che la riduzione della leva finanziaria potrebbe davvero tutelare meglio il consumatore ma c’è, comunque, chi si potrebbe rivolgere proprio a quei mercati offshore, menzionati qualche rigo più su, per poter continuare a lavorare su leve consistenti aggirando il problema per vie traverse. Un ultimo aspetto da considerare è che se la leva finanziaria scende, i margini salgono: l’ESMA, infatti, ha imposto l’aumento della somma di denaro richiesta al trader per programmare i suoi investimenti in modo che i trader non perdano più denaro di quanto abbiamo investito nella loro attività di trading. Il margine, scritto in parole semplici, è praticamente la quantità di denaro che bisogna avere sul conto per continuare ad operare sul mercato del forex o sugli altri mercati finanziari.

trading normative ESMA
fonte foto: picpedia.org

Insomma, dopo questo lungo approfondimento si spera che possiate avere le idee più chiare anche se, si sa, nel mondo del trading mai dare nulla per scontato e chiaro. Le normative ESMA, come tutte le norme ‘forti’ che impattano su un determinato settore, hanno avuto sia forti critiche che elogi, a seconda del proprio pensiero. C’è da dire, però, come in tutte le cose, che ogni azioni ha una duplice valenza e ripercussioni, positive o negative a seconda del proprio pensiero, della propria possibilità di investimenti e del proprio ruolo nel mondo del broker. Probabilmente, per capirne davvero tutti gli effetti, è necessario aspettare qualche mese e comprendere se davvero c’è bisogno di qualche ritocco, come alcuni vogliono chiedere. Nell’attesa, però, per chi opera investimenti, la raccomandazione è sempre la stessa: in ogni operazione, devono coincidere esperienza, professionalità e competenze per non correre il rischio di essere fregati e rimanere con un pugno di mosche in mano.