Pensioni di invalidità, ecco cosa cambia: le nuove regole dell’INP

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Cambiano le carte in tavola. L’INPS è intervenuta sulle pensioni di invalidità e nello specifico sugli arretrati per le prestazioni di invalidità civile, adeguandosi all’orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione (sentenza n.12796/2005).

Cosa cambia – Finora, le regole per l’assegno sociale e le prestazioni di invalidità civile facevano riferimento alla circolare INPS n.126/2010, secondo cui per l’assegno sociale, nel calcolo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno  si applicava il criterio di competenza; per le pensioni di invalidità civile, si consideravano tutti gli arretrati soggetti a tassazione separata, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa). Il messaggio n.3098/2017 dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha sancito che nella verifica dei redditi per la liquidazione delle prestazioni di invalidità civile, i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata non dovranno più essere conteggiati nel computo totale sulla base del principio di cassa (nel loro importo complessivo), ma verranno calcolati “sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza”.

La normativa riguardante la verifica del reddito ora prevede che sia riferito all’anno precedente calcolato sommando quello del beneficiario e dell’eventuale coniuge. Qual è la differenza tra invalidità civile ed assegno sociale? Per il secondo fa riferimento il criterio di competenza, mentre per il primo si calcolano anche tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata per il computo del reddito. In seguito a numerose istanze in tribunale, la Cassazione a Sezioni Unite aveva infatti stabilito, tramite la sentenza n.12796/2005, che per determinare gli assegni assistenziali e previdenziali collegati al reddito bisogna considerare anche gli arretrati, tranne quelli esclusi da norme di legge particolari e che andranno calcolati nelle singole quote annuali e non nell’importo complessivo. In aggiunta, relativamente alle istanze presentate prima di queste novità e respinte per applicazione del criterio di cassa (quello appena annullato) dovranno essere accolte le domande di riesame e quelle ancora pendenti.

Contributi – Ma non è tutto quello che c’è da sapere in merito a pensioni di invalidità ed altre forme di previdenza sociale. Ogni lavoratore corrisponde all’INPS dei contributi per l’assicurazione contro invalidità e vecchiaia. Il cosiddetto IVS è un contributo versato dai lavoratori dipendenti attraverso trattenuto sulla busta paga, in cambio dei quali l’INPS corrisponde assegni in caso di inabilità del lavoratore, sopraggiunta anzianità o di morte. Conoscere le eventuali trattenute sulle nostre buste paga è sapere a cosa potrebbero servire in futuro è fondamentale: per farlo consapevolmente può risultare utile informarsi  su siti specializzati, come ‘Fisso Variabile’, dove troverete tutte le informazioni per fare chiarezza sulle ultime novità in tema di previdenza, lavoro ed economia. Proprio il contributo IVS è uno dei fattori di cui avere piena consapevolezza, poiché dipende da molteplici fattori: un elemento  determinante è il reddito di fascia, quello massimo e minimo nei determinati periodi di imposta: fattori che vengono calcolati dall’INPS, così come l’età o la collocazione geografica dell’impresa.

Tale contributo viene pagato sia dai dipendenti del settore privato, gli apprendisti, che dai i collaboratori autonomi iscritti alla gestione separata, gli artigiani, i commercianti, gli artisti dello spettacolo, i giornalisti iscritti all’Inpgi, i mezzadri, i coloni ed i coltivatori diretti. Insomma, tutte le categorie lavorative tranne quella dei dipendenti pubblici. Prendere visione delle aliquote e delle soglie di contribuzione sarà certamente utile per pianificare il vostro futuro.