Per battere Djokovic forse serve un attaccante naturale

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Non basta un braccio, seppure straordinario, per essere uno Stefanello. Un attaccante lo riconosci dalla posizione e dalle modalità di chiusura del punto. Federer è bravissimo, uno dei migliori giocatori che il circuito abbia mai prodotto, ma non è uomo di rete. Il suo habitat naturale è la riga di fondo, da lì prepara il punto e da lì lo chiude. Per andare a rete ha bisogno di un invito o almeno di una porta aperta. Certo, da grande campione, è un ospite perfetto e difficilmente delude, ma appena espletato il dovere di invitato, torna nel suo spazio preferito: il fondo campo. Per Stefan Edberg, l’attuale allenatore di Federer, il fondo campo era il punto di partenza. Con il primo colpo (parlo del rovescio) faceva indietreggiare l’avversario, con il secondo lo costringeva ad accorciare e con il terzo, sempre proteso in avanti, conquistava la rete. Si attaccava alla rete e, pur essendo di belle sembianze, incuteva terrore ai tanti arrotini specializzati in traccianti lungolinea e incrociati. Stefanello raccoglieva pochissimo dal fondo; serviva, infatti, meno forte di una giocatrice moderna di primo livello e con il modestissimo dritto illudeva i giocatori di club. Ma una volta nel quadrato del campo, i suoi colpi di volo deliziavano gli spettatori e logoravano gli avversari. Quanti bei ricordi sportivi a rivedere un servizio pieno di rotazioni che, rimbalzando oltre la spalla dell’avversario, non favoriva la risposta e consentiva all’atleta che seguiva a rete il servizio, un’acrobatica volée di approccio che si stampava agli angoli del terreno di gioco. E se la palla gli veniva ancora restituita, Edberg chiudeva il punto con un imprendibile ricamo, ancor più bello se di rovescio.
Federer, prima di tutto intelligente, ha compreso che a tirar vincenti da fondo campo non è da tempo il numero uno. Qualche anno fa Nadal, poi Djokovic gli hanno rubato la specialità e allora li svizzero ha pensato di sfruttare le sue doti di tocco sopraffino per conquistare dei punti preziosi a rete che gli consentissero almeno di vincere ancora uno slam. Scegliere Edberg come allenatore è servito a restare tra i primi ma, per battere un giocatore fortissimo negli scambi, ci vorrebbe un attaccante naturale, fresco e illuminato; non basta un ex numero uno pur sapientemente ammaestrato e nemmeno il tifo di un pubblico apertamente schierato.