Piccole Donne: sette film per un solo romanzo

Ecco che cosa rende "Piccole donne" un capolavoro senza tempo

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Esce oggi sui “grandi schermi” italiani la settima trasposizione cinematografica di uno dei capolavori indiscussi della letteratura internazionale: “Piccole donne” di Louisa May Alcott. Il film è stato scritto e diretto da Greta Gerwig – quinta donna ad essere nominata come miglior regista agli Oscar per la regia del film commedia/drammatico “Lady Bird”, per intenderci – e vanta un cast di tutto rispetto: Meryl Streep nel ruolo di zia March, Chris Cooper nel ruolo del signor Laurence, Laura Dern nel ruolo di Margaret (Marmee) March, Emma Watson nel ruolo di Margaret (Meg) March; solo per citarne alcuni. Le riprese hanno avuto inizio nell’ottobre 2018 e sono terminate nel dicembre 2018; principalmente a Boston. Nota di colore: il divieto, imposto dalla regista, agli attori e ai membri della troupe di avere con se i telefoni cellulari. Ma cerchiamo di capire cosa rende un romanzo scritto 152 anni fa un capolavoro senza tempo, ancora in grado di influenzare lettori, registi e spettatori di ogni dove.

Louisa May Alcott ed il suo romanzo – Come in ogni capolavoro che si rispetti, è impossibile separare nettamente il romanzo dal suo autore. Molti, difatti, sono i legami tra Louisa May Alcott ed il suo primo romanzo. “Piccole donne” è la storia di un anno di vita – da Natale al Natale dell’anno successivo – delle quattro sorelle March – Meg, Jo, Beth e Amy -, che, per scommessa con la madre, si impegnano a diventare ragazze più responsabili. Pur tra la povertà ed i loro difetti (che impareranno a gestire) cercano di diventare proprio delle “Piccole donne”, imparando ad affrontare qualsiasi avversità. Louisa nasce nel 1832 in Pennsylvania, figlia del pedagogista Amos Bronson Alcott, che aveva delle idee rivoluzionarie per l’epoca in merito all’educazione dei bambini; idee che ritroviamo anche nel primo romanzo della figlia (primo legame). Il personaggio di Jo – dal carattere ribelle e con una passione per la scrittura – è la trasposizione letteraria della sua autrice (secondo legame). Cresciuta in una famiglia povera, Louisa impara presto a lavorare ed a contribuire al sostentamento della stessa (terzo legame). Supera, infine, molti lutti e dopo un lungo periodo di indigenza economica – durante il quale penserà anche al suicidio – impara a fare della sua arte la sua principale fonte di guadagno; impara cioè, come le sorelle March, ad affrontare qualsiasi avversità (quarto legame).

Quattro sorelle: “influencer” senza tempo – Nel periodo storico in cui sono ambientate le vicissitudini delle sorelle March, durante la guerra di secessione americana (1861-1865), non c’erano tutti i mezzi di comunicazione di oggi; niente whatsapp, Facebook, Istagram o Twitter. Niente frenesia, niente “tutto e subito”. Sembrano, dunque, ad un occhio superficiale, lontane nel tempo e nello spazio dagli adolescenti delle recenti generazioni. Bisogna, infatti, andare oltre l’ambientazione storica e soffermarsi sul carattere (pregi e difetti) di ogni singola sorella, sulla loro caparbietà nel non arrendersi allo “status quo” della loro condizione, puntando su loro stesse e sull’affetto che le lega. Le “Piccole donne” sembrano dire, oggi più di ieri, “non accontentatevi!”, non vi conformate alle mode o alle idee imposte da altri. Andate oltre ciò che vi circonda, superate voi stessi, non competete con gli altri ma collaborate con essi. Credete che qualcosa di buono esiste anche per voi, ma impegnatevi a cercarlo e conquistarlo. Imparate a dire “grazie” per questo e abbiate fiducia, che crediate o meno in un qualche dio, nella risoluzione delle avversità. Adattatevi alle situazioni ma senza adagiarvi. Crescete, diventando “Piccole donne” e “Piccoli uomini”; sì, “Piccoli uomini”, perchè i problemi tipici dell’adolescenza sono tali per ragazze e ragazzi, indistintamente. “Piccole donne” è solo un titolo e, come insegna il romanzo, bisogna andare oltre, crescere, ampliare le vedute.

Il valore della parola e l’importanza del silenzio – C’è un ultimo messaggio, infine, che rende “Piccole donne” un capolavoro senza tempo. Prive di ogni distrazione moderna, le sorelle March dimostrano che gli schermi oggi dividono, non uniscono. Che una parola di conforto, tenendo la mano di chi ha bisogno di aiuto, vale molto di più di qualsiasi emoji subito inviata e subito dimenticata. Le giovani donne insegnano, inoltre, che per crescere occorre silenzio. Occorre imparare ad ascoltarsi e non avere paura di restare da soli, perchè, a ben vedere, non si è poi così soli come sembra. Insegnano, in sostanza, che essere sinceri con se stessi e con gli altri, ripaga. È agevole, dunque, alla luce di tutto questo capire perchè ancora oggi, a distanza di 152 anni dalla sua prima pubblicazione, “Piccole donne” sia in grado di ispirare donne e uomini di ogni generazione; spingendo la quinta donna candidata agli Oscar per la regia a cimentarsi nella trasposizione cinematografica di un’opera che ha ancora molto da raccontare. Non resta, quindi, che augurarvi “Buona visione!” (e buona lettura, nel caso in cui non l’aveste ancora letto).