Polonia, il governo pensa al divieto totale d’aborto

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Il Primo Ministro polacco, Beata Szydło e il leader storico della maggioranza Jaroslaw Kaczynski, appartenenti al partito nazionalconservatore e cattolico-integralista (PiS), si sono espressi a favore della revisione della legge sull’aborto, arrivando anche a prevederne il divieto totale. La Polonia, in realtà, già oggi è dotata di una legislazione tra le più severe in materia di interruzione di gravidanza. Essa è possibile esclusivamente nei casi estremi di malformazione del feto, di parto pericoloso per la salute e la vita della madre e nel caso in cui il concepimento sia dovuto a stupro. Eccezioni, queste, che deviano dalla morale cattolica, secondo il Governo ultraconservatore del PiS, orientato alla totale difesa del nascituro. Nella camera bassa, chiamata Sejm in Polonia, decisiva per l’approvazione della norma, il partito della Szydło e di Kaczynski gode della maggioranza e non avrebbe difficoltà a far passare il provvedimento. I portavoce dell’esecutivo, vicini al primo ministro, hanno giustificato la loro posizione su questo tema dichiarando: “E’ la promessa fatta agli elettori, ritorno alle tradizioni cristiane“.

Anche la Conferenza Episcopale Polacca, in un recente appello, ha chiesto “la piena protezione del nascituro, la quale è impossibile con le leggi attuali“. Contrarie a questa restrizione delle libertà individuali, le organizzazioni femminili e le Ong per i diritti umani, che affermano come un divieto totale colpirà le donne più disagiate, portandone molte altre, invece, ad andare all’estero, in paesi dotati di leggi più permissive. Tra le voci contrarie Monika Płatek, professoressa di Diritto all’Università di Varsavia ed importante membro del Congresso delle Donne polacche, che ha così manifestato la sua preoccupazione e contrarietà:”Lo abbiamo visto sotto Hitler e Ceaușescu e ora lo vediamo sotto Diritto e Giustizia (PiS)“. Ad oggi, i dati in materia sono controversi. Da un lato, secondo le autorità sanitarie, gli aborti sarebbero stati, nel 2014, 1812; dall’altro, per la federazione delle donne e del family planning, almeno 80.000.