Processo escort, la Corte Costituzionale “salva” la legge Merlin

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Fonte Wikipedia
La Corte Costituzionale ha ritenuto che la legge Merlin e le scelte di politica criminale con essa operate non sono in contrasto con la Costituzione. Viene confermata dunque la costituzionalità del configurare la prostituzione come un’attività di per sé lecita ma di punire, allo stesso tempo, tutte le condotte di terze persone che la agevolino o la sfruttino. La Corte ha anche stabilito che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.
 
Le questioni erano state sollevate dalla Corte d’appello di Bari e discusse nell’udienza pubblica del 5 febbraio 2019 con specifico riferimento all’attività di prostituzione liberamente e consapevolmente esercitata dalle cosiddette escort.
 
I giudici baresi sostenevano infatti che la prostituzione rientra tra le espressioni della libertà sessuale tutelata dalla Costituzione e che, dunque, punire chi svolge un’attività di intermediazione o di favoreggiamento comprometterebbe l’esercizio sia della libertà sessuale che della libera iniziativa economica della prostituta, colpendo condotte di terzi che non lederebbero alcun bene giuridico.
 
In attesa che venga depositata la sentenza, l’Ufficio stampa della Corte comunica dunque che le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state dichiarate non fondate.