Progetto Erasmus e concorso letterario ANSA

Partecipare al progetto Erasmus può avere molteplici effetti positivi

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Dal 2014 il programma ha assunto il nome di Erasmus+ per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport.

Sei un giovane universitario? Oppure hai da poco concluso il percorso di studi? Allora almeno una volta nella carriera universitaria penserai, o hai pensato, di partire per il rinominato “Erasmus”. Spinti dalla voglia di viaggiare, imparare una nuova lingua, sperimentare l’indipendenza, l’Erasmus si predispone un’esperienza magica, incantevole, pronta per essere afferrata. Ma è davvero così semplice?

Facciamo un passo indietro e prestiamoci a qualche piccola curiosità. Chi davvero conosce le origini di questo progetto e da quale tradizione deriva? Ebbene nel quindicesimo secolo Erasmo Da Rotterdam, animato dall’ardente desiderio di comprendere differenti culture, effettuò un viaggio di diversi anni in Europa. Nativo olandese fu Filosofo, Teologo e anche  il maggiore esponente del movimento dell’Umanesimo cristiano. Uno dei suoi scritti è “Elogio della Follia”, saggio dai toni in parte burleschi ed in parte religiosi (nel finale). Protagonista dell’opera è proprio la Follia che descrive se stessa attribuendosi un carattere divino, e se pur il saggio non fosse stato scritto allo scopo di essere pubblicato riscosse molta fortuna, ciò perché influenzò nel sedicesimo secolo l’arte dell’elogio di cose infamanti (adossografia) ed anche l’insegnamento della retorica.

Ma tornando al nostro progetto Erasmus, esso nasce effettivamente nel 1987 come programma di mobilità studentesca della Comunità Europea. E le statistiche relative al 2014 (facilmente consultabili su Wikipedia) mostrano come l’Italia sia ben il secondo paese in tutta Europa (dopo la Turchia) ad aver ricevuto il più alto numero di candidature da parte dei giovani universitari.

Cosa spinge davvero l’universitario medio italiano a voler fare questa esperienza? E quanto è davvero accessibile? Per questa seconda domanda la risposta purtroppo non è positiva come ci si può sperare. Infatti non sono in pochi a dichiarare quanto i fondi della “borsa” assegnata ai vincitori assolutamente non basti a potersi permettere un simile “lusso”. Quelli che si somigliano un po’ tutti sono i requisiti, legittimi, che ogni Ateneo richiede per la presentazione della domanda, ad esempio conoscenza basilare della lingua madre della nazione presa in considerazione, e la media alta di voti dello studente. Ciò che pure si somiglia (purtroppo) e il peso della suddetta “borsa” di cui stavamo parlando: dai duecento ai trecento euro mensili, che spesso neanche coprono le spese d’alloggio nel paese in cui si vorrebbe abitare. Per non parlare poi del vitto o del prezzo dei trasporti (risaputamente più alto in altri paesi rispetto all’Italia data, probabilmente, l’efficientissima funzionalità).

Ebbene è un sogno non per tutti quindi, ma una possibilità che riscontra solo benefici probabilmente per chi riesce a farne parte. Ed a proposito dei benefici (lasciamo perdere le tante esperienze narrate degli amici che partiti non hanno fatto altro che oziare e ubriacarsi senza mai dare neanche un esame) proprio da poco ANSA promuove un concorso letterario rivolto ai giovani che partecipano (o hanno partecipano) al programma Erasmus dell’Unione Europea (così come da regolamento). Il concorso ha come titolo “Inviati ANSA per un giorno” ed i ragazzi da diciotto a ventisei anni possono partecipare elaborando un video di tre minuti che racconti l’Europa. Ai più fortunati “viaggiatori”, quindi, in bocca al lupo!