giovedì, Giugno 20, 2024
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Razzismo in Italia, intervista a Huda: “Non so spiegarmelo, una scena terrificante”

Il caso dell'abuso di potere da parte delle forze dell'ordine a Milano: il racconto della diciottenne

Sono giorni difficili per le forze dell’ordine a causa di alcuni video che stanno circolando su Internet inerenti ad abusi di potere. Nello specifico, a Santa Maria Capua Vetere, dove alcuni agenti di Polizia Penitenziaria hanno messo in atto una vera e propria mattanza contro i detenuti e a Milano, dove un gruppo di ragazzi ha subìto episodi di razzismo da parte di alcuni agenti. La redazione ha contattato Huda (@riphuda su Instagram), diciottenne che ha sollevato la questione milanese e messo il Paese davanti ad un problema reale: il razzismo ancora radicato.

Non tutti ti conoscono per questo ti chiedo di parlami un po’ di te. Cosa fai nella vita e quali sono i tuoi interessi?

“Io nella vita studio grafica pubblicitaria, sono intenzionata a finire gli studi ma non con quello che sto facendo ora. Vorrei fare scienze politiche o giurisprudenza. Oltre allo studio, lavoro sui social: pubblico video un po’ comici ma parlo spesso di attivismo, di politica e di problemi nel mondo su Instagram. Utilizzo battute e sarcasmo ma sempre con l’obiettivo di far arrivare il messaggio.”

Raccontami cosa è successo: eri presente? I ragazzi coinvolti sono tuoi amici?

“Io sono stata presente nella seconda parte dell’episodio, in quella iniziale ero già andata via. Ho lasciato i tavolini per circa due ore e sono andata a cercare un bar, solamente che erano le cinque e mezza e dopo dieci minuti sono tornata indietro. Avevo lasciato una situazione tranquilla e una volta tornata era un disastro: si sentivano le urla, gente che piangeva, non si capiva veramente niente. Mi sono avvicinata ai tavolini perché non c’era nessun bar e incontro una mia amica che urlava e mi ha fatto vedere la testa della ragazza ferita a causa delle manganellate. Quando mi sono rimessa ai tavolini c’erano tutti i carabinieri con la gente che piangeva e si lamentava per quello che era successo.

Era già stato arrestato il primo ragazzo, quello di diciotto anni, quello che nei giornali dicono ne abbia diciannove. Era già stato picchiato un ragazzo, nel momento in cui sono arrivata io c’era la scena della gente che piangeva sostanzialmente e hanno iniziato a chiedere i documenti di nuovo perché avevano già fatto un giro di controllo ma non a tutti prima che venissi io. Li hanno chiesti a tutti tranne alla ragazza bianca; abbiamo dato tutti i documenti e ce li hanno ridati tranne al secondo ragazzo che è stato arrestato. Lui ha dato un documento ad un carabiniere e quando hanno chiesto di nuovo di mostrargliene uno lui non lo aveva e quindi l’hanno caricato sulla volante. In quel momento si è scatenato l’inferno perché già avevano visto la prima scena di violenza che io ho potuto guardare tramite video. Vedere una cosa del genere di nuovo dopo che avevano già arrestato un ragazzo accusato di non volersi identificare, quando in realtà aveva già mostrato i documenti due volte, è una cosa inaccettabile.

Abbiamo corso da una parte all’altra della strada e nel momento in cui loro lo hanno preso di peso noi eravamo nel lato opposto dei tavoli perché stavano cercando di identificare l’unica ragazza che non aveva con sé i documenti e quindi ci siamo girati e abbiamo visto proprio quella scena di loro che lo prendono e lo trascinano di peso da un lato all’altro del marciapiede per caricarlo in macchina, una cosa terrificante.”

Tutto questo, quindi, è partito a causa di un campanello di un monopattino?

“Ieri ho rivisto i ragazzi perché non essendoci in alcuni episodi ho dovuto farmeli raccontare da più persone. Ieri, quindi, mi hanno di nuovo raccontato tutto, il ragazzo che ha suonato il campanello del monopattino. Lui lo hanno liberato dopo una trentina di ore circa, il monopattino non era neanche attivo e si è spostato da una parte all’altra del marciapiede. Dal lato opposto si trovava già una macchina, una volante. Quando hanno visto che suonava il campanello ripetutamente gli hanno detto di fermarsi e l’hanno iniziato a strattonare da un braccio, a quel punto gli altri hanno iniziato a chiedersi il perché della situazione. Da lì si è scatenata tutta la violenza. In alcuni video si vede infatti noi che eravamo ai tavolini, una violenza ingiustificata. Sui social lo vedo che le persone cercano di giustificarli dicendo che avevamo la musica alta, che prima c’era una rissa ma se vai a vedere il primo video pubblicato, nessuno aveva la musica, nessuno ballava ed era il momento dell’identificazione.”

Infatti, questa è una storia molto difficile da raccontare perché non ha un criterio logico: riesci a spiegarti il perché di tutto questo?

“No, zero. Ho provato più volte anche solo a realizzare quello che ho visto e vissuto. Ho provato anche a giustificarla, a cercare di realizzarlo ma ho proprio difficoltà. Come hai detto tu, è difficile da raccontare in modo preciso perché è una serie di tante scene e tante cose, un susseguirsi di eventi che non riesci a seguirli nemmeno cronologicamente. Per quello che sta succedendo, invece, i negazionisti (non so come altro chiamarli) la trovano una storia surreale ma lo è stato anche per noi. Pensare che una cosa del genere possa essere stata scaturita da un campanello, non ci crederei neanche io.”

Tu Huda hai 18 anni, questa storia ti sta causando un disagio data anche la tua giovane età?

“Sì, sicuramente. Io di scene di razzismo ne ho viste e vissute nel corso della mia vita. Sicuramente molte meno di una persona più scura di me e che di scene di razzismo ne avrà vissute molte di più, è una questione di colorismo. Se sei più bianca vieni già messa in una posizione più privilegiata. Di scene ne ho vissute ma così violente mai, non sono mai arrivata a questi livelli. Ad esempio, ogni volta che prendo un mezzo di trasporto una scena che vedo spesso è quella dei carabinieri che chiedono il documento magari all’unico ragazzo nero che sta in disparte, magari a farsi i fatti suoi. Questa è una cosa che si vede sempre. Chi non lo vive o non lo ha mai visto, fa fatica a crederci.”

Ho letto commenti di persone che ti accusano di aver inventato tutto per una manciata di follower in più: cosa rispondi?

“Lo dico chiaramente: prima che succedesse questo casino non avevo quattro follower, ne avevo circa 60 mila o 70 mila. Non ho mai avuto haters, non mi sono mai messa in mezzo ad episodi creati apposta come fingere relazioni o qualsiasi situazione che mi consentisse di avere un maggior numero di haters. Con questi 60 mila follower che io mi sono regalata inventandomi presumibilmente questa storia, non ho acquisito 60 mila persone che mi amano, sicuramente non tutti mi odiano ma una grande fetta mi ha insultata nei direct. Sono dovuta uscire dal mio profilo per oltre 24 ore perché non riuscivo a reggere tutto quel peso e piangevo tutto il giorno. Ne avrei fatto a meno sinceramente.”

Credi che l’Italia sia un Paese razzista?

“Io credo che l’Italia sicuramente se la mettiamo a paragone con altri Paesi non è uno di quelli dove non ti senti al sicuro. Ci sono nata e cresciuta e sotto tanti punti di vista sono super grata all’Italia perché aiuta tanto le persone che sono in difficoltà: dalla questione religiosa a quella culturale. Sicuramente, però, messa a paragone con altri Paesi ha ancora molto da imparare e tanto da migliorare, è normale. Non troverai mai il Paese perfetto, il punto è quello. Tuttavia, se vedi che hai tanto da imparare non neghi situazioni del genere: lo capisci, lo impari e lo migliori. Se una persona ti presenta un problema nel Paese, non puoi rispondere che non è vero o dirmi di tornare nel mio Paese, così non si impara. Queste sono frasi che mi sento dire da quando sono nata e probabilmente per tutta la vita, anche se spero di no.”

Sono piccole ma grandi realtà che accadono, come quando tutti furono solidali dopo l’assassinio di George Floyd ma solo perché effettivamente accade lontano dalla tua di realtà. Quindi, a questo punto ti chiedo: cosa ti aspetti dall’Italia del futuro?

“Mi aspetto che le persone non abbiano bisogno di vedere qualcosa sempre con i propri occhi per crederci. Mi aspetto che le persone siano più empatiche dal momento in cui si vede una scena così, non si possono negare i problemi. Mi aspetto che le persone abbiano più tatto e che riuscissero ad aprire di più la mente anche per il futuro, anche per cose che loro non vivranno fortunatamente mai nella loro vita.”

Valentina Sammarone
Valentina Sammarone
"Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto." (Horacio Verbitsky)
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