Referendum costituzionale 2016: la notte del No e la sconfitta di Renzi

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Il popolo italiano si è recato alle urne con un'affluenza altissima, seguendo gli appelli di chi era intenzionato ad ostacolare l'assenteismo. Foto di: Comune di Riola Sardo.

L’Italia, questa notte, ha chiuso un altro paragrafo della sua storia politica: con una maggioranza del 59,11% dei voti il popolo sovrano ha bocciato la riforma Boschi-Renzi proposta dal Referendum costituzionale (rispetto ad una minoranza del 40,89% di chi, alla riforma, aveva detto Si).

Una sconfitta bruciante per il premier Matteo Renzi, che, tenendo fede alle promesse fatte durante la campagna referendaria, ha annunciato le sue dimissioni. Verso la mezzanotte, infatti, il Premier ha tenuto una breve conferenza stampa nella quale, con la voce quasi rotta dall’emozione, ha dichiarato: “Domani pomeriggio convocherò il cdm, ringrazierò i miei colleghi e salirò al Quirinale, dove consegnerò le dimissioni nelle mani del presidente Mattarella“, ringraziando i collaboratori e quanti gli sono stati vicini durante la campagna per il Si. “Grazie ad Agnese, per aver sopportato la fatica di questi mille giorni e per come ha splendidamente rappresentato il nostro paese, grazie ai miei figli. Sono stati mille giorni bellissimi che sono volati, ora per me è tempo di mettersi in cammino“, ha, infine, concluso prima della telefonata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Addio Renzi, ora gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già: l’Italicum“, scrive il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo sul suo Blog.

E’stata un’affluenza altissima, quasi al pari di quella dei referendum storici, quella con cui gli italiani si sono presentati alle urne (circa il 70% degli aventi diritto di voto), accogliendo gli appelli di chi chiedeva agli italiani di recarsi a votare.

Il No vince soprattutto nelle regioni più gravemente colpite dalla crisi economica: in Sardegna, con il 72% circa; in Sicilia, con il 71%; in Campania, dove i picchi più alti sono stati registrati a Napoli, città di De Magistris, che ha detto No alla referendum con una percentuale del 70% circa; in Piemonte, con il 56%; in Veneto e in Friuli Venezia Giulia con il 70% circa.

Poche sono state, inoltre, le realtà in cui ha prevalso il Si: unico caso di maggioranza schiacciante è stato registrato in Trentino Alto-Adige, dove il Si ha vinto per il 59% dei voti, seguito da Toscana ed Emilia Romagna.

Dopo la vittoria del No e le dimissioni del Premier Mattero Renzi saranno prese decisioni importanti anche all’interno del Pd: il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini, ha infatti annunciato la convocazione della direzione del Partito Democratico per le indicazioni sulle iniziative politiche da seguire.

Il Capo dello Stato darà l’incarico a una personalità che lavorerà a misurare le disponibilità per un governo necessario al Paese. Si dovrà verificare il senso di responsabilità delle forze politiche e credo che ci sia una maggioranza in Parlamento che non intenda favorire lo scioglimento irresponsabile delle Camere. Andare a votare ora sarebbe irresponsabile anche perché la Consulta deve ancora pronunciarsi sull’Italicum. E mi auguro che l’assunzione di responsabilità possa essere la più ampia possibile“, ha invece affermato Massimo D’Alema.

Commenti sull’esito referendario, infine, arrivano anche dall’estrema destra francese: “Gli italiani hanno ripudiato l’Ue e Renzi. Bisogna ascoltare questa sete di libertà delle nazioni e di autodifesa!“, ha scritto Marine Le Pen in un tweet.

Il tweet di Marine Le Pen.
Il tweet di Marine Le Pen.