Renzi: Equitalia addio entro il 2018, i sindacati insorgono

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Il premier Renzi ha annunciato su Facebook che Equitalia chiuderà i battenti entro il 2018. L’ente di riscossione fu istituito nel 2006 e modificò il sistema di riscossione dato in concessione ai privati (principalmente Banche) affidandolo ad una società (Equitalia S.p.a.) interamente a controllo pubblico (51% Agenzia delle Entrate e 49% INPS). Dieci anni di attività dove certamente non sono mancate le polemiche alimentate da una riscossione a volte brutale e senza regole certe.
All’indomani dell’annuncio, ai sospiri di sollievo dei contribuenti si è però contrapposto l’allarmante scenario prospettato dai sindacati. Fabi, First Cisl, Cgil, Ugl Credito e Uilca hanno scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio e hanno chiesto un incontro urgente all’amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini, con l’intento di fare  luce su quelle che saranno le future modalità di recupero dei crediti. Per i sindacati sarebbe a rischio la riscossione dei 9 miliardi  imposti come obiettivo  dal sistema e la soppressione dell’ente sarebbe quindi una mossa del tutto controproducente  per il bilancio dello stato. A spaventare le sigle sindacali  è anche il possibile assorbimento dell’ente della riscossione nell’Agenzia delle Entrate: sancendo così il passaggio dalla contrattualistica di diritto privato, quella regola attualmente il rapporto di lavoro in Equitalia, a quella di diritto pubblico. L’accorpamento dei dipendenti avverrà solo dopo di aver superato un concorso, requisito previsto dalla legge per entrare nella Pubblica Amministrazione. Un passaggio che quindi non garantisce in nessun modo il mantenimento del posto di lavoro e che secondo i sindacati: “demotiverà il personale che, ogni giorno, si espone in prima persona con abnegazione e grande professionalità, ricevendo quotidianamente insulti e minacce personali, per non parlare degli attentati“.