Repressione in Bielorussia, dopo Kolesnikova fermato un altro oppositore. Ue prepara sanzioni

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Proteste in Bielorussia - Fonte Wikimedia Commons
Bruxelles chiede l’immediato rilascio dei dissidenti politici arrestati in Bielorussia a partire dall’oppositrice Maria Kolesnikova, rapita dalle forze di sicurezza di Aleksandr Lukashenko e detenuta, secondo i suoi compagni, nella regione di Gomel. Unica donna del triumvirato femminile che ha guidato la campagna elettorale dell’opposizione a non aver lasciato il Paese, la Kolesnikova ha stracciato il suo passaporto pur di evitare l’espulsione forzata dalla Bielorussia dopo essere stata sequestrata da uomini armati in pieno centro a Minsk.
SANZIONI DA BRUXELLES – L’Europa lavora contestualmente a una serie di sanzioni destinate a colpire i vertici del regime di Minsk, tra cui il ministro dell’Interno bielorusso, e che spazieranno dal divieto di ingresso nell’Unione al congelamento dei beni. L’impianto sanzionatorio dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri europei il prossimo 21 settembre e diventare operativo entro poche settimane. Tra i soggetti destinatari delle sanzioni non figurerebbe però Lukashenko, nonostante alcuni paesi dell’Unione come la Polonia e i baltici stiano spingendo in senso contrario. Gli altri governi, tra cui quello italiano, non abbandonano infatti le speranze di una soluzione negoziata della crisi bielorussa e vorrebbero dunque evitare di colpire il presidente.
UE: “RILASCIO IMMEDIATO DEI PRIGIONIERI POLITICI” Siamo profondamente preoccupati per l’arresto di Maria Kolesnikova”, ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “Chiediamo piena chiarezza sul suo caso e il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici in Bielorussia. Siamo al fianco del popolo bielorusso nella sua lotta per la democrazia“.
L’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha dichiarato a nome dei gioverni: “L’Ue si aspetta che le autorità bielorusse garantiscano il rilascio immediato di tutti i detenuti per motivi politici prima e dopo le elezioni presidenziali fraudolente del 9 agosto. La repressione da parte della autorità nei confronti della società civile, dei manifestanti pacifici e di attivisti politici è inspiegabile, arbitraria e totalmente inaccettabile“.
FERMATO UN ALTRO OPPOSITORE – Mentre in Bielorussia continuano le proteste, il regime porta avanti il suo tentativo di ridurre al silenzio l’opposizione prendendo di mira ogni membro del Presidium del Consiglio di coordinamento creato per instaurare un dialogo con le autorità e promuovere una transizione di potere democratica: l’avvocato Maksim Znak è stato prelevato questa mattina dal suo ufficio da uomini mascherati in borghese e condotto dinanzi al Comitato investigativo, mentre le forze di polizia perquisivano il suo appartamento.
Znak si era recato in ufficio per partecipare a una videoconferenza, ma non si è mai unito ai lavori. È riuscito solo a digitare la parola “maschere”, stando a quanto comunicato dall’ufficio stampa dell’opposizione sul suo canale Telegram, che ha anche diffuso una foto dell’avvocato scortato da uomini mascherati in abiti civili.
PRECEDENTI – Con la Premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievich, Znak è l’ultimo membro del Presidium ancora in libertà e non in esilio. L’ex ambasciatore e ministro Pavel Latushko era andato in Polonia la scorsa settimana, confessando poi di essere stato messo davanti a un ultimatum che gli imponeva di scegliere tra l’abbandono del Paese o il processo. Serghej Dylevskij, leader dello sciopero nella fabbrica dei trattori, è ancora in carcere. Olga Kovalkova, che era stata arrestata insieme a Dylevskij, è stata condotta dalla prigione al confine polacco nel fine settimana.