Retroscena Buffon: “La Juve non aveva più bisogno di me, ecco cosa disse Agnelli”

Gigi Buffon torna a parlare a La Gazzetta dello Sport, l'ex portiere della Juve svela importanti retroscena sul suo addio...

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Gianluigi Buffon, fonte By Football.ua, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20029292
Gianluigi Buffon, fonte By Football.ua, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20029292

Gigi Buffon torna a parlare, l’ex portiere della Juventus si è concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport nella quale ha affrontato vari temi: dall’addio ai bianconeri all’esperienza al PSG fino alla Nazionale. Ecco un estratto delle dichiarazioni:

Sulla nuova casa a Parigi: “La Tour Eiffel, che vedo dalla mia finestra, mi serve per fare l’esame della vista ogni sera. È bella grande. Finché la vedo, posso continuare a parare. 16° arrondissement. Abito in una zona incantevole. Mi piace l’onda di energia e di positività che trasmette la quotidianità di Parigi. Da turista non la percepisci”.

Rimpianto per l’addio alla Juve? “No. Nessun rimpianto e nessuna delusione. Io e la Juve abbiamo programmato insieme, da molto lontano, un percorso d’addio che ha chiuso il cerchio in modo perfetto. Andava chiuso lì. Con la piena soddisfazione di tutti. Non aveva senso ritardare la decisione di un anno. La forza della Juve è la serietà della programmazione. Io alla Juve mi sono sempre sentito amato: dal presidente, da John, dai compagni, dai tifosi. E so che devo andare nei posti dove c’è bisogno di me. Alla Juve non c’era più bisogno, ormai volava da sola. Anche perché sentivo il peso delle responsabilità portate per tanti anni. Allora ho deciso di smettere, di lasciare il calcio, anche se mi sentivo ancora in grado di giocare. Ma se ti comporti bene, senza egoismo, la vita ti premia sempre. Infatti è arrivata la chiamata del PSG, dove c’era bisogno di me. Ho telefonato ad Andrea Agnelli che mi ha detto: ‘Vai pure, Gigi. Buona fortuna”.

Eliminazione in Nazionale con la Svezia e poi? “Poi Gigi Di Biagio mi telefona e mi dice che ha bisogno di me per le due amichevoli. Anche se era un momento difficile, per amicizia e senso di responsabilità io ho risposto di sì. Ma a quel punto sono state dette cose vergognose, mi hanno fatto passare per l’imbucato alla festa, per il vecchio che si aggrappa alla poltrona. In tutto il mondo mi vedevano con orgoglio, per come rappresentavo l’azzurro, e la critica parlava solo della necessità di rinnovare. A darmi rabbia non erano le cose su di me, ma che addetti ai lavori non si rendessero conto che per risollevarsi c’era bisogno del giusto mix tra giovani e giocatori esperti. I progetti sui giovani spesso diventano alibi per allontanare la pressione della vittoria. Noi siamo l’Italia e dobbiamo sempre giocare per vincere! La maglia azzurra che ho portato per 25 anni, gloriosa ed emozionante, merita rispetto. In Nazionale devono andarci sempre i migliori, a prescindere dall’età. Come quando contestavano Thiago Motta… Thiago ha vinto due Champions, giocava nel Paris Saint Germain con Verratti. Il problema era Motta? Mi sembrava di impazzire… Semmai gli altri 22… Per vincere servono esperienza, personalità, carisma. E allora, per orgoglio e dignità, anche a costo di sembrare superbo, mi sono fatto da parte. A Mancini, molto carino, che mi ha chiamato per chiedermi una disponibilità in caso di grande emergenza, ho detto sì, ma non ce ne sarà bisogno. Dietro a Donnarumma ci sono Perin, Sirigu, c’è Cragno che sta crescendo, tornerà Meret…”.

Ritorno in azzurro? “Possibilità nulla”.