RIVA: il nuovo album “Ho fatto un po’ di cose” – MUSIC TALK

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Oggi a #MUSICTALK conosciamo meglio i RIVA, un trio napoletano che ha appena rilasciato un album dal titolo “Ho fatto un po’ di cose”.

Questo nuovo capitolo del loro progetto è caratterizzato da accenni elettronici e da un indie-pop introspettivo e malinconico, accompagnato da ritmiche R&B rallentate che danno spazio a sette brani pensierosi e inquieti. Conosciamoli meglio in questa intervista!

Fonte: foto autorizzata alla pubblicazione da Astarte Agency
  1. Ciao ragazzi, complimenti per questo nuovo album uscito da poco! Prima di scoprire qualche curiosità a riguardo vi va di presentarvi ai nostri lettori? Come nasce il vostro progetto artistico? 

Ciao a tutti e grazie per aver ascoltato “Ho fatto un po’ di cose”.
Ci conosciamo da anni; nel 2017 ci siamo iniziati a scambiare alcune idee sulla musica in generale e nel 2018 abbiamo iniziato a lavorare insieme alle canzoni. 

2. “Ho fatto un po’ di cose” è il titolo del vostro ultimo album, come mai questo titolo? 

È una frase della canzone “Distese infinite e spazi immensi” – che noi chiamiamo semplicemente “Distese” . Per comprenderla a fondo è necessario ascoltare la canzone. Inoltre, per noi, significa anche: “Abbiamo fatto un po’ di cose, e le abbiamo messe in questo EP”.

3. Qual è il fil rouge che collega i brani di questo album?

Credo il filo conduttore possa essere il sentirsi parte di un disegno più grande e pieno di variabili. La canzone che spiega meglio questa sensazione è “Ghiacciai”.

4. L’album si apre con una conversazione tra due persone e si chiude con un outro strumentale. Due pezzi che sospendono il tempo e lasciano spazio all’immaginazione che viaggia senza confini, dove volete portare l’ascoltatore? 

La intro è una telefonata fra me e una mia amica in cui le parlo di due ragazzini che litigano in una auto; alla fine le pongo una domanda, che era perfetta come incipit del lavoro.
L’outro lo ha fatto Stefano (che è anche produttore dell’EP) per aiutare gli ascoltatori a uscire dal mood in maniera indolore. 

5. Com’è nata la collaborazione con Gabriele Troisi che è presente nella traccia “Magnetica”? 

Avevamo apprezzato moltissimo “Lumache” di Gabriele e, quando si è palesata la possibilità di fare un feat., siamo stati molto felici. Abbiamo lavorato anche insieme al suo produttore – Savious – e Davide Andreozzi. È stato molto stimolante, abbiamo una visione comune su molte cose. 

6. Come avete vissuto i periodi di lockdown? A livello creativo è nato qualcosa che ritroviamo nell’album?

Primo lockdown tutti e tre male, molto male. In poche settimane sono scomparse tantissime cose. Ci aveva preso un attimo di sconforto; “Ghiacciai” è stata scritta in quel periodo.

7. Ci sono diversi sound e generi che si mischiano nei vostri brani, quali sono le vostre influenze musicali?

Posso dirti che ascoltiamo da Washed Out a Lucio Dalla; da Mac DeMarco a Cosmo; poi sicuramente Frank Ocean, Flume ma anche Enzo Carella. 

8. Come definireste l’album se doveste usare tre aggettivi? 

Mmm, non lo so, qualsiasi cosa dica potrà essere usata contro di me, preferisco siano gli altri a definirlo.

9. Qual è i vostro pezzo preferito tra le 7 tracce? (Uno a testa)

Simone: Distese infinite e spazi immensi; Flavio: Ghiacciai; Stefano: Distese infinite e spazi immensi 

10. Cosa dobbiamo aspettarci da voi quest’anno? Dove possiamo sentirvi dal vivo?

Stanno uscendo i primi concerti, sui nostri canali terremo sempre tutto aggiornato. 

Per il resto stiamo scrivendo un disco, abbiamo già un po’ di canzoni e siamo contentissimi di lavorarci perché vogliamo sia curato nei minimi particolari.