Roma, il preparatore dei portieri Savorani al CdS: “Alisson si avvicina a Yashin”

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Alisson Becker, fonte By Agencia de Noticias ANDES - ECUADOR vs BRASIL / ARCO SUR, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51047016
Alisson Becker, fonte By Agencia de Noticias ANDES - ECUADOR vs BRASIL / ARCO SUR, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=51047016

ROMA. In un’intervista esclusiva al Corriere dello Sport, il preparatore dei portieri giallorosso Savorani ha parlato molto di sé e di Alisson. Ecco le sue parole.

 

Su Alisson come portiere più forte mai allenato

«Sì, il più forte da quando faccio questo lavoro».

Sul suo lavoro

«La metodologia è improntata sulla tecnica e vengono toccati tutti gli aspetti, tattici e di situazioni di gioco».

Sul quando i portieri interagiscano con gli altri giocatori

«Durante l’allenamento ci sono esercitazioni con la squadra, continua il lavoro di correzione, io mi metto dietro la porta durante le partitelle, correggo eventuali errori tattici. Quando c’è la partita vera il mio lavoro è finito».

Sulla sfera psicologica

«Il compito principale è organizzare l’allenamento, coordinandomi con l’allenatore. Bisogna saper interagire con i portieri, capire gli stati d’animo, se è il momento in cui hanno bisogno di sentirsi incoraggiati, oppure se vanno strigliati».

Sul cambiamento di Alisson

«Il ragazzo ha sposato in pieno una metodologia di lavoro e la segue. Si è messo a disposizione con molta umiltà. In questi due anni abbiamo esplorato tutti gli aspetti del ruolo, attraverso questo addestramento specifico è migliorato tanto. Quando leggo che è un portiere che rende le cose semplici penso che è innato in lui il talento, fa parte del suo dna. E’ se stesso e non si può paragonare ad altri, ma se continua su questi livelli può avvicinarsi a Zamora e Yashin, che sono stati i migliori portieri del ventesimo secolo. Di Zamora ha l’intuito di capire dove può tirare l’avversario, di Yashin il posizionamento e l’essenzialità. Anche Zamora era bravo in uscita con i piedi, mentre il russo era poco incline a tuffi vistosi, preferendo rendere tutto molto semplice, essenziale. Ecco, per queste caratteristiche si avvicina a questi portieri che hanno fatto la storia del calcio».

Sul miglioramento grazie alla scuola italiana

«In Italia c’è una scuola importante per i portieri e alla Roma c’è stato un precursore, Roberto Negrisolo, un maestro da tutti i punti di vista. Ha fatto cose straordinarie. Io ho cercato di riprendere la metodologia che già c’era negli anni passati. Negrisolo alla Roma ha dato vita a una tradizione. Ha scoperto tanti portieri che venivano dal settore giovanile come me».