Roma, senti l’ex Osvaldo: “Nella capitale stavano per uccidermi. Chiesi a Totti e De Rossi di accompagnarmi”

L'ex centravanti giallorosso ha svelato un retroscena sulla sua esperienza nella capitale

0
Osvaldo, fonte wikipedia, contrassegnate per essere riutilizzate
Osvaldo, fonte wikipedia, contrassegnate per essere riutilizzate

Pablo Osvaldo è un personaggio che ama far parlare di sé. L’ex centravanti di Roma e Inter per un periodo ha abbandonato gli scarpini per dedicarsi alla carriera musicale, ma ora è tornato a calcare i campi di gioco approdando al Banfield.

In un’intervista rilasciata ai microfoni di TNT Sports, l’attaccante ha svelato, senza peli sulla lingua, alcuni retroscena relativi all’esperienza nella capitale e alla mancata chiamata del ct della Nazionale Prandelli per i Mondiali in Brasile del 2014. Ecco le dichiarazioni:

“Sono arrivato a Roma, guardavo Totti e non ci potevo credere. C’è voluta solo una una settimana ed era già un amico, un ragazzo di quartiere, proprio come te. Gli dicevo che secondo me era ‘cornuto’. Perché non può essere: era bello, aveva tutto… Il miglior giocatore con cui ho giocato. Gli ho detto che era cornuto perché doveva avere qualcosa che andava storto: invece no, nemmeno quello. Una volta ero in un bar di Roma e mi stavano quasi uccidendo. Poi chiesi a Totti e De Rossi di accompagnarmi a sistemare le cose, non sono uno stupido“.

Su Prandelli: “Avevo fatto sei o sette gol nelle qualificazioni, ero il titolare e avevo la maglia numero 10, ma mi lasciò fuori perché i giornali gli dicevano che io ero argentino e andava convocato qualcun altro. Spero stia passando male la quarantena.

Quando mi chiamò per andare al Galatasaray gli dissi che non avrei accettato neanche per 50 milioni. La cosa brutta è stata che ho scoperto di non essere convocato dai giornali, non mi ha neanche chiamato. Ci sono rimasto malissimo, sono finito a piangere, volevo morire perché meritavo di andare in Brasile”.