Maestra di Giugliano costretta a scegliere tra la vita del marito o l’incarico in Toscana

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Scuola, rosetta
fonte: screen youtube

La Buona Scuola, è questo il nome dato dal  Governo al ddl in materia d’Istruzione.
In questo articolo non entreremo nel merito del ddl, giusto o sbagliato che sia, ma su alcune storie legate al ddl.
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Oggi vi racconteremo la storia di una madre, insegnante di professione, che è stata costretta per anni a dividersi tra il lavoro e la famiglia.
Ad aggravare la situazione, sono le condizioni di salute di suo marito, colpito dal morbo di Alzheimer.
E’ possibile mai che nel 2017 siamo costretti ancora a scegliere il lavoro o la famiglia, nonostante il lavoro sia un diritto sancito dalla costituzione?

La storia della signora Rosetta Pennacchio di 48 anni

Rosetta è una madre, moglie e un’insegnante di 48 anni, che per anni per poter esercitare la sua professione, ha dovuto lasciare affetti e la sua città.
Dal 2000 al 2010 ha lavorato in una scuola privata, poi ha deciso di accettare un posto di lavoro a Novara.
Fin lì è dovuta andare la signora, portando con sè marito e figli, pur di svolgere regolarmente il suo lavoro.
Per tre anni la signora ha esercitato la sua professione in quel di Novara, poi è dovuta ritornare a Napoli.
La scelta della signora di ritornare a Napoli è dovuta all’aggravarsi della situazione clinica del marito, che ha bisogno di assistenza 24 ore su 24.

Continua il calvario della signora Rosetta

Dal 2014 ha fatto  domanda a Firenze, poichè a Napoli il lavoro non c’era.
Successivamente visto l’aggravarsi delle condizioni di suo marito, ha dovuto chiedere un congedo.
Nel 2015 la signora diventa di ruolo, ed è costretta a dividersi tra Firenze e la sua Napoli.
Finalmente nel 2016 la signora ottiene un posto come insegnante di sostegno a Giugliano.
Così Rosetta può facilmente gestire la sua quotidianità, dividendosi tra la scuola e la famiglia.

Nel 2017 l’amara scoperta

Ma putroppo le cose non sono andate come sperava, infatti quest’anno è stata ricollocata a Firenze.
Se la signora Rosetta dovesse rifiutare, resterebbe senza lavoro.
Rosetta non è la prima nè l’ultima persona che “subisce” gli effetti della Buona Scuola.
Putroppo a questo ddl manca la flessibilità necessaria per risolvere casi come questo.