Russia, l’ucraina Savchenko condannata a 22 anni di carcere

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Si è concluso con la condanna a ventidue anni di carcere e una multa di 30.000 rubli (circa quattrocento euro) il processo a Nadja Savchenko, una delle prime donne pilota e paracadutiste dell’Ucraina, accusata da Mosca dell’omicidio di due giornalisti russi: Igor Kornelyuk e Anton Voloshin. Questa, dunque, la fine di una vicenda iniziata nel 2014, durante le concitate fasi della crisi del Donbass, regione dell’Ucraina orientale, in cui si scontrano i separatisti filo-russi e i gruppi anti-separatisti.

La Savchenko, dopo la rivoluzione ucraina del 2014, aiutò il gruppo anti-separatista dell’Ajdar, accusato di avere posizioni di estrema destra e sospettato di avere commesso crimini di guerra. Durante questo periodo, secondo l’accusa russa, la pilota avrebbe fornito le coordinate all’Ajdar, per compiere un attacco di mortaio volto ad uccidere i due giornalisti russi. Ma accusa e difesa discordano sulle tempistiche dell’attacco e della cattura della Savchenko. L’elicotterista ucraina ha sempre affermato di essere stata catturata a Lugansk dai filo-russi, e poi trasferita in Russia, prima che l’attacco avvenisse. Altra versione, invece, è quella di Mosca, che non solo accusa la top-gun ucraina di avere fornito le coordinate, spinta da odio politico, ma anche di avere attraversato illegalmente il confine, fingendosi profuga.

Oggi trentaquattrenne, Nadia Savchenko non è più pilota dell’aviazione ucraina, essendosi congedata quando, nell’Ottobre 2014, già prigioniera, venne eletta al parlamento di Kiev nelle fila del partito di Yulia Tymoshenko. Considerata “eroina” in patria e pericolosa criminale in Russia, la donna ha dimostrato una grande resistenza e forza di volontà, durante il procedimento che l’ha vista protagonista, arrivando anche a sostenere diversi scioperi della fame. La sentenza del tribunale di Donetsk, città russa omonima della più celebre Donetsk ucraina, la condanna a 22 anni di prigione, risparmiandole uno solo dei 23 anni richiesti dall’accusa. Duecento le pagine di dispositivo, lette dal giudice Leonid Stepanenko, il quale ha dichiarato: “il tribunale è arrivato ala conclusione che la riabilitazione della Savchenko è possibile solo in condizioni di isolamento dalla società“.

La trasparenza e la validità del processo sono state messe in discussione non solo dall’Ucraina, ma anche dall’Unione Europea. Ad ogni modo, il destino della pilota ucraina non sembra essere una vita di prigionia in Russia. Il presidente Poroshenko si è detto disposto ad uno scambio di prigionieri e la Russia stessa si è detta disponibile a trattare, preferendo però, allo scambio di prigionieri, un corridorio commerciale che da Rostov raggiunga la Crimea.