Saint Pablo: il suo primo singolo 30 ore a Berlino è già culto

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Artwork by Alessandro Becattini

In questi ultimi mesi, vi sarà sicuramente capitato di ascoltare, in una delle tante playlist di Spotify, la canzone di Saint Pablo, 30 ore a Berlino. Pierpaolo Pingitore, in arte Saint Pablo ha decisamente scalato la classifiche musicali permettendo al suo sogno di trovare concreta realizzazione. Noi gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo meglio!

Ciao Saint Pablo, raccontaci di com’è nato questo tuo progetto musicale?

Allora, la storia è divertente! Sono circondato dalla musica praticamente da sempre, tra i vinili di mio padre, gli anni di radio, gli eventi organizzati e gli amici che fanno musica. Il progetto è nato praticamente per caso: da quando ero un ragazzino, scrivo qualsiasi cosa, dai testi alle filastrocche, dalle poesie alle storie di vita vissuta. Il mio taccuino strabordava di roba e avevo intenzione di approcciare al “ghost writing” e di scrivere i miei testi per altri. Chiacchierando con un mio caro amico, musicista di caratura nazionale da anni e quindi uno che di musica ne capisce un botto, mi ha consigliato di provare a mettere queste parole su una base e all’interno di una struttura musicale, usando la mia voce graffiata alla Califfo per fare qualcosa di diverso. E quindi ecco che ho dato vita a Saint Pablo, versione artista! 

C’è sicuramente una storia dietro al tuo nome d’arte, chi è Saint Pablo?

Anche la storia del nome è particolare. Qualche anno fa alcuni miei amici mi ripetevano continuamente di essere un “santo” per la mia enorme pazienza; dopo la mia permanenza in Spagna, dove ovviamente il mio nome era stato storpiato nella versione spagnola (Pablo), sono tornato a Roma con questo nomignolo in testa e addosso; il caso ha voluto che in quel periodo uscisse Life of Pablo di Kanye West, nel quale è contenuto uno dei miei pezzi preferiti, appunto “Saint Pablo”. Mi sono sempre rivisto molto in quel testo e in quel sound, dopodiché, il resto è storia!

Foto di: Luca Pipitone aka DopoEsco

Attualmente il panorama musicale è sempre più in crescita, cosa ne pensi?

Attualmente, l’Italia sta vivendo uno dei momenti più floridi in fatto di musica, qualitativamente e quantitativamente parlando. La nuova scena italiana (dall’indie-pop alla trap) sta sfornando talenti incredibili, fenomeni che hanno l’occasione di intraprendere una brillante carriera (senza far nomi, perché se dovessero andar male, direbbero di me che porto sfiga!), e mostri sacri che stanno confermando la loro grandezza nel panorama musicale italiano e internazionale.

E tu dove ti collocheresti?

Per quanto riguarda il mio posto nel panorama musicale, è un discorso molto importante. Premettendo che non sopporto le etichette usate per dare un nome alle cose, alle volte sono necessarie per definire bene o male tutto. Sicuramente, per sonorità, stile e linea vocale, mi avvicino molto a quello che Spotify ha brillantemente definito “Graffiti Pop“, un mix incredibile di tutta la musica urban italiana, dovuto anche al fatto che le maggiori influenze musicali derivano proprio da artisti che orbitano in quella sfera (Coez, Franco126, Frah Quintale, Coma_Cose), artisti di grande spessore sia a livello professionale che personale. Se dovessi, però, proprio scegliere un genere al quale essere accostato, direi l’indie-pop.

Ora parliamo del tuo primo singolo, 30 ore a Berlino. Com’è nato e cosa rappresenta? 

E’ un po’ una storia assurda, perché sono realmente stato solo 30 ore a Berlino! Ho abbozzato il testo della canzone sul volo Roma-Berlino di un venerdì sera di fine gennaio (infatti è uno dei testi più recenti che abbia scritto). Stavo raggiungendo i miei amici di sempre, lì dal pomeriggio, per un weekend di svago dalla vita quotidiana. Quando ho finito di scrivere la prima stesura del testo, ero molto soddisfatto perché avevo espresso esattamente quello che era il mio stato d’animo in quel momento e in quel periodo: una sensazione di monotonia e di stallo che mi stava dilaniando lentamente. Quella situazione mi stava stretta e scomoda. Quindi cosa ho fatto? Ho preso il telefono, ho comprato un biglietto per Berlino e sono partito! 30 ore, eh. Non di più! Ma sono state 30 ore d’oro!      30 ore a Berlino è il primo singolo, è come un primogenito. Un primogenito che non ti aspettavi arrivasse ma che amerai alla follia come se lo stessi aspettando con trepidazione dopo anni di matrimonio. Rappresenta un periodo buio della mia vita: dico “buio” perché sono tendenzialmente una persona molto dinamica, che odia la monotonia e che si annoia molto facilmente; sono uno che ama stravolgere lo status quo delle cose. In quel periodo, invece, non vedevo nessuna novità nella mia vita, tutto era molto piatto e molto uguale al resto. Per fortuna (e anche un po’ grazie alla mia testa dura), questo singolo e la sua realizzazione mi hanno portato fuori da quel tunnel tutto uguale, dritto e monotono. Quindi, devo tanto a questo pezzo!

Per questo debutto, chi ha collaborato con te nella realizzazione del brano?

Per la realizzazione del singolo ho collaborato con Mauro Meddi, produttore romano con una storia di musica e sonorità molto diversa dalla mia. Ci siamo conosciuti tramite amicizie comuni, gli ho parlato del mio progetto ed è rimasto subito colpito. Lui viene dalle sonorità funk, new soul, R&B e ciò mi stimolava molto perché ero convinto potessimo fondere le due cose. E così è stato! Lui mi segue, io seguo lui e si è creata una bella sinergia che ha dato vita a cose molto diverse nel brano. Se si presta attenzione, nel singolo, si possono sentire quattro generi diversi, dal pop, al rap, all’R&B fino al funk. La nostra collaborazione è nata quasi per caso, ma sta proseguendo con grande voglia di fare. Il mio secondo singolo sarà prodotto sempre da lui, a dimostrazione della continuità e della sintonia che si è creata.

Foto di: Luca Pipitone aka DopoEsco

Dato il riscontro positivo che ha avuto 30 ore a Berlino, quali sono i tuoi progetti futuri? 

Dal giorno successivo alla chiusura del primo singolo, ho cominciato a pensare subito al secondo, in uscita nei prossimi mesi. Il progetto è lineare: il singolo che uscirà a breve farà parte, insieme a 30 ore a Berlino, di un EP che vorrei far uscire entro la fine dell’anno. Il secondo singolo sarà un hit più del primo. Ha delle sonorità molto simili ma uno stile un po’ diverso, con un richiamo ai primi anni del 2000, che è un po’ il leitmotiv di tutto il progetto Saint Pablo: riportare ciò che mi piaceva negli anni 2000 in chiave moderna e con le sonorità del nostro tempo. Mentre stavo lavorando al secondo singolo, sentivo la pressione di dover fare qualcosa di meglio, perché gli streams su Spotify crescevano, gli ascoltatori aumentavano e nel giro di 4-5 settimane mi sono trovato a dover gestire 40,000 streams e 27,000 ascoltatori per il primo singolo di un artista nato dal nulla. Il progetto che ho tirato su è in totale autonomia, autofinanziato e autoprodotto. Le uniche persone che mi sono vicine in questo progetto sono Mauro, il mio producer, e tutta la gente che mi ha supportato e continua a farlo perché mi vuole bene. Ho deciso di voler entrare in questo mondo da solo, di fare qualcosa che fosse interamente mia, e se qualcuno vorrà farne parte, sarò iper felice di coinvolgerlo, altrimenti continuerò per la mia strada senza fermarmi, accompagnato dalla mia musica e dalla mia voglia di prendermi il mio posto nella scena urban italiana!
Seguite Saint Pablo sul suo account instagram @thetruesaintpablo e continuate ad ascoltarlo qui, su Spotify!