Ogni anno, il 19 settembre, Napoli si ferma per celebrare San Gennaro, il suo patrono. Al centro della giornata c’è uno dei fenomeni più conosciuti e discussi della tradizione napoletana: la liquefazione del sangue custodito in un’ampolla nella Cappella del Tesoro. Per i fedeli rappresenta un segno importante, legato alla protezione del santo sulla città
Il sangue di San Gennaro si scioglie
Secondo la tradizione, il sangue sarebbe stato raccolto dopo la decapitazione di San Gennaro, avvenuta nel 305 durante le persecuzioni contro i cristiani. La prima testimonianza documentata della liquefazione risale invece al 1389. Da allora il fenomeno è atteso in tre momenti dell’anno: a settembre, a maggio e il 16 dicembre.
Ma cosa succede realmente all’interno dell’ampolla? La scienza non ha fornito una spiegazione definitiva. Una delle ipotesi più conosciute riguarda la tissotropia, una proprietà di alcune sostanze gelatinose che possono diventare più fluide quando vengono sottoposte a movimento. Nel 1991 alcuni ricercatori dell’Università di Pavia riuscirono a riprodurre in laboratorio un fenomeno simile utilizzando sostanze conosciute anche in passato.
Ormai tradizione
Questo, però, non dimostra quale sia la composizione del contenuto delle ampolle. Non è infatti possibile stabilire con certezza che il liquido custodito a Napoli sia realmente sangue. Il mistero, dunque, rimane. Per i napoletani, però, il significato va oltre una spiegazione scientifica: la liquefazione è una tradizione profondamente legata alla storia, alla fede e all’identità della città.
