Sangiovanni, intervista per il Corriere: “Difficile vivere una storia normale perché siamo personaggi pubblici”

Sangiovanni a ruota libera in un'intervista del Corriere della Sera: dal suo rapporto con Giulia Stabile ai suoi idoli del passato

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Fonte: Instagram ufficiale di Sangiovanni

Sangiovanni, dopo la fine di Amici di Maria De Filippi, sta vivendo una stagione musicale molto proficua. Il giovane è seguito moltissimo per la sua musica ma anche sui social dove conta ormai oltre un milione di follower. Il cantante ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, vediamo cosa ha detto.

Il rapporto con Giulia Stabile

La sua storia d’amore con Giulia Stabile è nata all’interno della scuola di Amici, per questo i giovani ragazzi una volta tornati alla normalità hanno preferito viversi in privato. Purtroppo però è molto difficile essere dei personaggi pubblici e allo stesso tempo mantenere la privacy e questo Sangiovanni lo sa bene.

“Giulia mi dà tanto, mi fa stare bene, mi vuole molto bene: è bello essere voluti bene ed è bello anche ricambiare il bene quando te ne vogliono così tanto. Per certi versi è difficile vivere una storia normale perché siamo personaggi pubblici, ma cerchiamo di viverci la nostra relazione come se fossimo due ragazzi che non fanno questo mestiere e che vogliono solo volersi bene e aiutarsi reciprocamente” ha dichiarato il giovane.

Idoli del passato

Il cantante è sicuramente un antidivo in confronto a tanti coetanei. Basti pensare che il suo idolo del passato è Martin Luther King: “Quando l’ho studiato a scuola sono davvero rimasto impressionato, quell’ideale, quella forza, quel discorso mi sono rimasti impressi per tanto tempo. Quella era la sua meta: fare del bene al mondo. Il mio scopo è aiutare chi è in difficoltà. La musica è uno sfogo per tanti e lo è anche per me; a un certo punto non ero in un bel momento, ma capire che potevo esprimermi con la musica mi ha svoltato e cambiato la vita. Anche da ascoltatore, alcuni brani mi hanno fatto capire tante cose, è un po’ come fare terapia. Scrivo per me stesso, per farmi stare meglio. Ma anche per gli altri, perché si sentano accettati”.

La nuova generazione

Sangiovanni appartiene alla cosiddetta Generazione Z, una generazione che sta cercando di accogliere le novità e di cambiare le cose. La nostra è la generazione della determinazione, dell’accoglienza, della fluidità, siamo ragazzi che vogliono creare nuove cose, che vogliono entrare nel mondo degli adulti e poterci lavorare insieme. È bello vedere che i giovani di oggi capiscano la libertà di essere ciò che vogliono, stiamo sconfiggendo dei tabù che ci sono sempre stati e che probabilmente ci saranno ancora perché altrimenti non esisterebbe la trasgressione… Se non ci fossero delle regole nessuno proverebbe a cambiarle” ha sottolineato il giovane.

Tuttavia, il cantante ha ammesso che la sua non è una generazione perfetta: Siamo una generazione virtuale, tecnologica: meno rapporti umani, più apparenza; meno interiorità, più guarda che bel fisico, guarda che bell’orologio. Se apri i social si perde la profondità delle persone, su 20 profili almeno 17 sono di persone che pensano ad apparire. Questa cosa mi spaventa, a me interessa più l’interiorità.

Infine, il concetto di libertà per il cantante è tutto e ha spiegato i motivi: “Sono cresciuto in un contesto in cui c’erano tanti schemi mentali e barriere, a partire dalla scuola. Vengo da Grumolo delle Abbadesse, un paesino di 3.000 persone in Veneto; lì le persone non hanno una mentalità così aperta e io ho sempre combattuto queste chiusure, più le vedevo e più non mi piaceva, anche perché le cattiverie le ho subite molte volte e non voglio che per colpa mia le subiscano altre persone. Una volta a 14 anni corressi l’insegnante di inglese che aveva sbagliato: mi rispose che dovevo finirla, perché nel mondo del lavoro avrei preso solo schiaffi e la mia vita sarebbe andata male. Quei pregiudizi mi hanno fatto talmente male che scrivo anche per questo, noi cantanti abbiamo un potere mediatico da sfruttare in maniera positiva, non per fare hating”.