Sanità, la camorra colpisce ancora. Padre Angelo Berselli: “Bisogna intervenire”

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Il club dove c'è stato l'agguato
Il club dove c'è stato l'agguato

Sono le otto di sera. Nella zona delle Fontanelle i bambini giocano per strada. Palloni che schizzano da una parte all’altra, urla di gioia. Poi tutto si fa buio: le fragorose risate dei bambini vengono coperte dal rumore degli spari. E’ la camorra e ancora una volta siamo nel cuore della Sanità.

Sono morte due persone ieri sera in quello che sembra essere stato un vero e proprio agguato. Una delle vittime è Giuseppe Vastarella, 42 anni, esponente della omonima famiglia del rione; l’altro ucciso è Salvatore Vigna, 41 anni. Le pallottole hanno colpito anche altri tre ragazzi, ferendoli. Tutti senza precedenti penali: Dario Vastarella, 33 anni, Antonio Vastarella, 25 anni e Alfredo Ciotola, 21 anni. L’agguato è avvenuto nei pressi di un circolo ricreativo all’altezza del civico 43 alla Sanità. Probabilmente l’orario e il luogo sono stati scelti strategicamente:più si diffonde il terrore, più si ha potere.

Ma c’è chi non c’è la fa più a sopportare e a stare in silenzio. E soprattutto a considerare questo normalità: «La cosa più grave è che tutto questo non mi sorprende», spiega Padre Angelo Berselli, parroco alla chiesa di Forcella. «Qui è peggio dell’Isis – continua il parroco – abbiamo avuto più morti di Bruxelles e Parigi. I terroristi colpiscono una volta ogni tanto, qui invece avviene ogni giorno. Esiste un problema generale che va affrontato senza tergiversare». Da anni, forse da sempre, la Sanità è stato teatro di accoltellamenti e sparatorie «e che risposte ci sono state? – insiste Berselli – Quali risposte? Servono interventi seri, strutturali. Noi invece mettiamo i soldatini in mezzo alle strade e crediamo di aver risolto la questione. Possibile che non si capisca che quella che stiamo vivendo è una vera e propria emergenza?». Di denunce Berselli ne ha fatte, anche piuttosto provocatorie, ma non sono servite a molto.

La voce che si alza contro la camorra non è solo quella di Padre Berselli, ma anche di Padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano che da anni vive proprio in piazza Sanità. «Non possiamo stare zitti – dice Zanotelli – siamo in guerra. Ci sono gruppi e gruppetti che si combattono per conquistare un pezzo di territoriuo. Napoli è la più grande piazza di spaccio d’Europa e queste sono le conseguenze». Non parlano soltanto, Padre Zantolini e Padre Berselli agiscono anche: sono state tantissime le manifestazioni organizzate per chiedere interventi contro i quartieri più disagiati della città.  «Non abbiano ottenuto assolutamente nulla – continua amareggiato Padre Zantolini – nè in materia di istruzione, nè come si vede in tema di sicurezza e neppure per il lavoro che chiedevamo per i giovani. Ho paura che anche al prossimo incontro non otterremo nulla»

E dall’altro lato c’è chi passa la patata bollente al sindaco De Magistris: «Qualcuno sostiene che a Roma e Milano sono meno sicuri che a Napoli», ha scritto su Facebook la presidente della III Municipalità, Giuliana Di Sarno. Un chiaro riferimento alle parole del Sindaco. Poi si rivolge ai camorristi: «Vi rendete conto della vita che fate? – domanda Di Sarno – Vivete nascosti nelle fogne senza potervi godere i figli e la gioia della loro crescita. Ma capite che questo mondo vi fa solo morire? Questa è la vostra maledettissima aspettativa di vita». Intanto, un messaggio inizia a girare. I cellulari si illuminano: «Due morti ammazzati e tre feriti gravi in questo momento al rione Sanità – dice la frase – Domani (oggi, ndr) #Un popoloInCammino saremo alle 10 in piazza Sanità per gridare Basta violenze. Non lasciamo i nostri quartieri in mano alle camorre».