Scenari distopici e ruolo delle donne tra finzione e realtà

Libri, film e serie tv pongono le donne al centro di sistemi sociali che esasperano fenomeni reali

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The Handmaid's Tale (foto da profilo Flickr pqgw)

Stiamo assistendo negli ultimi tempi a un prepotente ritorno in auge del genere distopico in campo letterario, cinematografico e televisivo, dove società spaventose e indesiderabili sembrano costituire sempre più spesso gli scenari ideali per le storie di molti autori e creativi.

Difficile stabilire se il successo di trame ambientate in realtà distopiche sia da attribuire all’instabilità degli attuali scenari di politica internazionale (in piena era Trump) e a un sempre più diffuso sentimento di sfiducia verso lo Stato e l’autorità in generale, o se queste storie di ribellione verso sistemi oppressori (che costituiscono, di fatto, la rappresentazione di scenari futuri non troppo lontani dall’attuale assetto sociale) riescano invece a esorcizzare i timori legati a ipotetiche realtà nelle quali alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche vengono esasperate in negativo.

Se è indubbio che molti aspetti della società contemporanea abbiano connotazioni tendenzialmente distopiche che possono essere alla base del rilancio di opere come 1984 di George Orwell o Battle Royale di Koushun Takami (il quale può considerarsi il capostipite di saghe distopiche young adult come Hunger Games, Divergent etc), è interessante però notare che negli ultimi anni gli scenari distopici siano spesso legati a vario titolo alla figura femminile e al ruolo rivestito dalle donne nel sistema sociale.

L’acclamata serie tv The Handmaid’s Tale, tratta dall’omonimo romanzo di Margaret Atwwod e premiata con 8 Emmy, è solo una tra le più recenti produzioni televisive che pongono le donne al centro di uno scenario distopico costituito da un regime misogino ed estremista in cui le donne fertili vengono usate come madri surrogate, contro la loro volontà, per combattere il crollo della fertilità.

Esempi di donne costrette a lottare per la propria sopravvivenza in società ostili si ritrovano anche in serie tv come Westworld, Orphan Black, Black Mirror etc, mentre sul versante cinematografico ha debuttato il 30 novembre in sala la pellicola Seven Sisters, con Noomi Rapace, ambientata in un futuro in cui le famiglie possono avere un solo figlio a causa della sovrappopolazione.

In campo letterario si possono citare il romanzo Solo per Sempre Tua di Louise O’Neill, che vede le ragazze allevate e classificate in esclusiva funzione del fabbisogno maschile, o il più recente Ragazze Elettriche di Naomi Alderman, che ribalta gli scenari ipotizzando che le donne abbiano il potere di uccidere chiunque con un semplice tocco arrivando in breve a prevaricare gli uomini.

Tratto comune di queste opere è dato dall’esasperazione della dominazione di un genere sull’altro, tema drammaticamente attuale alla luce dei numerosi casi di violenza sulle donne, femminicidi, molestieprevaricazione e disparità di genere in ogni settore della società.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto il punto su cui focalizzare l’attenzione anche alla luce delle numerose opere distopiche che sottolineano come una società repressiva passi spesso, se non sempre, dal controllo del ruolo sociale della donna con particolare riferimento alla sua funzione riproduttiva, tematica che proprio qui in Italia è stata oggetto di polemiche non molto tempo fa a causa di una discussa campagna sulla fertilità a cura del Ministero della Salute.

Elementi che sembrano volerci suggerire come il confine tra realtà e finzione letteraria, cinematografica o televisiva sia dunque molto più labile di quanto non sembri e che gli scenari distopici che ispirano autori e creativi e che tanto spaventano e affascinano il pubblico potrebbero essere più vicini di quel che crediamo. Specialmente per le donne.