Scrivere di Napoli: intervista a Roberto Colella

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Roberto Colella, foto da Facebook.

Stare dietro alla chiacchiera facile e allegra di Roberto Colella – cantante de “La Maschera” – è stato difficile, come è stato complicato ricordarmi che si trattava di un’intervista e interrompere i suoi racconti per chiedere chiarimenti e tentare di annoiarlo con domande che forse non avrebbero messo altrettanto in risalto quanto di lui e del suo gruppo piace al pubblico: la passione e la voglia di fare, raccontarsi e raccontare senza filtri.

Nella cornice del Castello dell’Orto Botanico di Napoli, seduti su una panchina, quanto segue è la summa di un vulcanico flusso di coscienza (inframmezzato da poche domande), dal quale emerge la voglia di trasportare, nelle canzoni de “La Maschera”, i tratti e le storie che contraddistinguono la quotidianità del napoletano, di un territorio suggestivo e complesso, di cui è facile innamorarsi, ma meno prendersene cura e la musica è un buon mezzo attraverso il quale prendere coscienza di tali caratteristiche. Lontano da facili autocommiserazioni e struggimenti, i testi delle loro canzoni colpiscono per il ritmo allegro, per la profondità di quanto narrato e per la totale mancanza di banalità e, non a caso, le prime parole di Roberto Colella hanno appunto riguardato la scrittura, il momento della creazione: Ho una visione molto particolare della scrittura: è un momento sacro, ha un’intimità forte ed è perciò impossibile scrivere in gruppo. Il sound writing, di cui purtroppo si parla poco, è un mezzo attraverso il quale raccontare storie. “Pullecenella” è stato il mio primo pezzo con cui ho provato a raccontare il disagio che vivono in tanti a Napoli, dotati di talento ma spesso bloccati dalla pigrizia: alcune cose uccidono il napoletano.”

Spesso, nelle canzoni de “La Maschera” e anche nel titolo del primo cd, risalta il termine “alleria”: che cos’è?

L’allegria è il superamento della malinconia, è una forza vitale che gode di differenti sfaccettature. Malinconia e allegria – appocundria e alleria – sono i sentimenti cardine, gli aspetti di maggiore importanza ed entrambe stimolano in me il processo creativo, offrendo approcci diversi, facendo nascere immagini diverse, alcune delle quali sono andate poi a formare il primo disco, “‘O vicolo ‘e l’alleria“. Questo è la fotografia di un momento storico, ma non vi è stato, alla base, alcuna volontà di scegliere una tematica unificante. Le storie in esso raccolte mi sono capitate, mi hanno incuriosito o appassionato. La scrittura del testo de “La Confessione”, ad esempio, è nato da una notizia trasmessa al telegiornale: un uomo aveva accoltellato un altro uomo per una sigaretta; è stato allora che mi sono domandato “Ma comm s fa?”, domanda poi riportata nella canzone. Si è trattato di qualcosa che mi ha colpito, di pettegolezzi che avevo sentito, di una notizia al telegiornale: tutto è andato a confluire in un vicolo immaginario, del quale fanno parte le storie narrate.

Torna spesso, tra i testi delle canzoni, la dicotomia tra l’andare ed il restare; ti sposteresti mai per il successo?

No. In realtà è accaduto il contrario. Quando ho scritto “Pullecenella” avevo appena vinto una borsa di studio per Praga e sarei dovuto partire di lì a breve. Ho scritto questo primo testo proprio preso dalla malinconia di dover andar via e partire e ciò è avvenuto nel luglio 2013, data dopo la quale è successo tutto molto velocemente. Formata la band, dopo un mese che stavamo suonando, ad una nostra esibizione è capitato Enzo Caiazzo, che ci ha proposto di fare un video della canzone; non l’avevamo nemmeno mai registrata in studio. Abbiamo accettato, abbiamo creato un evento su Facebook per il 2 agosto e siamo andati a fare il video. Credevamo che non avremmo trovato nessuno ed invece, in un vicolo di Napoli, la gente ha cominciato a seguirci, a cantare con noi e la cosa sorprendente è che niente era organizzato: quanto si vede nel video è frutto dell’improvvisazione. È stato girato tutto a costo zero ed anzi abbiamo anche guadagnato dieci euro perché qualcuno ha creduto fossimo artisti di strada e ci stessimo esibendo; ci hanno regalato pane e sfogliatelle. È stato assurdo. Perfino la foto sulle scale è stata casuale: per sbaglio, durante le riprese, hanno scattato la foto. Il 9 agosto abbiamo pubblicato il video, le radio hanno cominciato a passare il pezzo, a settembre Luciano Colella – anche lui incontrato per caso – ci ha chiesto di inviargli un minuto del video e l’ha mandato per tre mesi in metropolitana. Mentre stavo dormendo, un giorno, mi ha chiamato in diretta Radio Marte. Insomma, non sono più partito, sono rimasto qua e ne sono contento. È qua che posso lottare, è attraverso la musica che può avvenire una presa di coscienza, un’evoluzione, una rivoluzione.

"La Maschera" tra i vicoli di Napoli, foto da Facebook.
“La Maschera” tra i vicoli di Napoli, foto da Facebook.

Eppure sei partito, insieme agli altri, per l’Africa.

Anche quel viaggio è stato casuale ed è scaturito dall’incontro fortuito con Laye Ba, un cantante senegalese che era qui a Napoli. Ci ha dato un suo biglietto da visita e dalla curiosità di conoscerlo, dalla voglia di permettergli di tornare a casa, è nato il viaggio. Raccontare dell’Africa è impossibile; non so se riuscirò mai a trasmettere quanto visto là, le sensazioni, la disponibilità di quel popolo che mi ha colpito tantissimo: dovremmo essere aperti ed accoglienti come loro.