Sea Watch, migranti sbarcati. Procura di Catania apre inchiesta

L'incubo per i 47 migranti della Sea Watch 3 è finito. La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta per favoreggiamento all'immigrazione clandestina.

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Fonte Wikimedia Commons

I migranti della Sea Watch 3 sono finalmente sbarcati dopo innumerevoli giorni in mare. Secondo i magistrati, il salvataggio, a cura dell’equipaggio, è avvenuto in sicurezza ma la Procura di Catania ha deciso di aprire un’inchiesta per fare chiarezza.

Il fascicolo, presentato a carico di ignoti, ipotizza il favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Secondo la Procura, le indagini hanno lo scopo di “individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3” ed “accertare la liceità” della condotta della nave della Ong.

Gli investigatori si sono concentrati su “alcuni aspetti critici ritenuti meritevoli di approfondimento costituiti da un lato dalla scelta della motonave di non dirigersi verso le coste tunisine, come fatto da alcuni pescherecci che in condizioni di mare critiche si erano rifugiati presso quelle coste, dall’altro dalle dichiarazioni rese dal comandante della motonave e dal coordinatore del team sul non funzionamento del motore e la mancanza di una persona che fosse alla guida del gommone, dichiarazioni che apparivano contraddette da quelle rese da alcuni migranti che hanno invece asserito che il motore del gommone era funzionante al momento del soccorso e che il natante era guidato da uno di loro”.

Il procuratore Zuccaro ha dichiarato: “Dalle risultanze investigative non è emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3“. “La situazione di ‘distress’ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3 che era dovuta, oltre che alla palese inidoneità tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti escussi, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell’aria, sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all’affondamento del natante” continua. “Inoltre la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorità libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona” conclude il procuratore.