Una seconda capogruppo per le Bcc potrebbe risolvere il problema dei bancari in esubero

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Scelgo tre titoli di altrettanti fatti economici, tra di loro collegati, che di recente occupano spesso la prima pagina finanziaria di quotidiani o testate on line. Il primo è :“Bcc: decolla il cantiere per il secondo gruppo bancario nazionale”, segue “Bancari è allarme esuberi” e, per ultimo, “I dipendenti delle banche sono destinati a trasformarsi in agenti di vendita del credito”.  Tutti e tre gli articoli parlano di banche, ma lo specifico accadimento prospettato nel primo, qualora venisse a compimento con soggetti diversi e differenti modalità, potrebbe far sì che la trasformazione da sportellista in agenti di vendita, diventi un’opportunità per riqualificare dei dipendenti, altrimenti in esubero, al fine di impiegarli nello stesso ambito lavorativo con nuove mansioni.

La notizia del probabile aggiuntivo gruppo bancario merita, quindi, la priorità nella trattazione e il pressoché privilegio esclusivo nell’analisi in quanto variabile di primo livello e fondamentale per gli sviluppi dei due fatti successivi. E comincio senza preamboli, affermando che “S’io fossi” Unipol, Generali o altra compagnia di assicurazione,  contatterei, strategicamente dislocate nella penisola, più di una Bcc “ribelle” (e non solo quelle) per allettarle, con valide argomentazioni, a schierarsi per una seconda capogruppo che, nel rispetto della vocazione mutualistica, le faccia in seguito divenire “BankIns”. Ins sta per insurance e ritengo che la fusione tra servizi bancari e assicurativi sia ormai certa a divenire, tarda, però, ad arrivare quando, invece, accelerarne l’avvento potrebbe evitare, o comunque alleviare, l’allarme esuberi e portare grandi benefici al “deteriorato” settore bancario.

L’occasione è ghiotta perché da più fonti specializzate, sembrerebbe che un centinaio di Bcc sarebbero intenzionate a dar vita a un secondo gruppo bancario cooperativo aderendo  alla trentina Cassa Centrale Banca. Si tratterebbe, probabilmente di quelle piccole banche che, ritenendosi virtuose, non vorrebbero finire sotto il dominio della Federcasse. Lo scorso marzo, subito dopo la pubblicazione sulla G.U. del testo del D.L. sulla riforma del credito cooperativo, in un articolo tuttora visionabile al seguente link, https://www.dailynews24.it/quale-futuro-credito-cooperativo-la-riforma/ ,così ebbi a scrivere: “piccole banche “virtuose” insorgono perché si sentono fortemente penalizzate nella scelta del proprio futuro, ignorate come realtà periferiche e addirittura derubate dei frutti del virtuosismo (le riserve indivisibili)”. E ancora: “Il potere di nomina o revoca degli amministratori eventualmente attribuito alla capogruppo, di certo andrà a modificare profondamente i caratteri propri e naturali del modello cooperativo”. Se ne può dedurre che alle Bcc ribelli proprio non andrebbe di trasformarsi in semplici filiali commerciali e, qualora un altro soggetto aggregatore offrisse maggiore autonomia di gestione, questo centinaio di banche non avrebbe difficoltà a svincolarsi dal monopolio di Federcasse e costituirsi sotto l’egida di una seconda capogruppo.

Tuttavia, pensare che le Bcc, dopo aver aderito alla prima o alla seconda capogruppo possano continuare a “vivere” di solo credito cooperativo come nel passato, è pura illusione; alla fine diverrebbero delle allineate filiali di banca obbligate a rispettare le regole del profitto, e chi non potrà farlo, scomparirà.

Supponendo, però, che un’azienda bancaria-assicurativa, inizi strategicamente a “corteggiare” un istituto con la forma giuridica di spa che agisce come banca di secondo livello fornitrice di servizi come lo è Cassa Centrale Banca. Ipotizzando ancora che la banca-assicurazione riesca a mettere in portafoglio una rilevante partecipazione azionaria della spa “conquistata” e nel frattempo diventata secondo soggetto aggregatore di un centinaio di Bcc. Con tali risultati, l’istituto bancario-assicurativo acquisirebbe, indirettamente, perlomeno il potere di contribuire alla riorganizzazione di banche locali già radicate nel territorio, presumibilmente ognuna con più filiali e diverse migliaia di clienti ai quali, oltre ai tradizionali servizi bancari, potrebbe offrire consulenza e prodotti di natura pensionistica e assicurativa. Un nuovo universo di opportunità tutto da contattare, conquistare e fidelizzare, con un personale addestrato a consigliare, e non a servire, il cliente nella scelta dell’investimento, del finanziamento, della migliore polizza di copertura o di qualsiasi altro servizio bancario-assicurativo. Certo, magari non sarà semplice riqualificare i dipendenti importati e trasformarli da un distaccato “bancario-seduto” a  un “consulente-viaggiante” motivato da provvigioni.  Così pure il ridimensionamento delle filiali, forse qualcuna subirà, come sostiene il presidente di Mediolanum, la sorte delle cabine telefoniche, ma il processo di rinnovamento delle banche è avviato, non si potrà fermare e chi non si vorrà adeguare, nel giro di pochi anni sarà fuori mercato e, senza rendersene conto, avrà scelto la propria liquidazione.