Sharp Objects, l’ambiguità del male al femminile

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Sharp Objects - Foto da pagina Facebook ufficiale

Ha debuttato nei giorni scorsi su Sky Atlantic la tormentata mini-serie tv Sharp Objects, tratta dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn già autrice di Gone Girl e Dark Places, entrambi trasposti con successo sul grande schermo.

La nuova produzione targata HBO vede l’attrice Amy Adams nei panni della protagonista Camille Preaker, reporter con problemi di alcolismo e un passato di autolesionismo, inviata nella sua città natale Wind Gap per indagare sulla morte di una ragazzina e la scomparsa di un’altra. Il ritorno a casa non sarà dei più semplici, aprendo la strada ai più dolorosi ricordi del passato di Camille e ai conflitti mai risolti con sua madre Adora (Patricia Clarkson).

Wind Gap farà riafforare in Camille il dolore per la misteriosa malattia e prematura morte di sua sorella Marian, ma anche il senso di asfissia dovuto a un’adolescenza vissuta in una cittadina dalla mentalità chiusa e facile alle cattiverie.

La scomparsa di due ragazzine sconvolge la comunità locale che però impiega poco tempo a puntare il dito contro gli immigrati messicani o gli stessi familiari delle ragazze. Camille scava tra i segreti di Wind Gap con l’aiuto di Richard (Chris Messina), detective di Kansas City, mettendosi contro la polizia locale, fino a far luce su cosa davvero stia accadendo tra gli abitanti del luogo.

Nel corso degli 8 episodi di cui si compone, Sharp Objects indaga e approfondice le molte sfaccettature dell’animo femminile: i demoni interiori di Camille, i segni sul suo corpo che testimoniano la vocazione autodistruttiva e i motivi che le impediscono di ritrovare un suo equilibrio; il difficile rapporto tra lei e sua madre ma anche con la sorellastra Amma, adolescente che si divide tra la trasgressione fuori casa e l’essere quasi una bambola vivente in famiglia per compiacere Adora. Una molteplicità di figure femminili inquietanti e complesse in una rete di fragili equilibri che danno vita a una favola nera in cui l’unica morale potrebbe essere che nessun individuo può dirsi del tutto buono o del tutto cattivo.