She’s gotta have it, il femminismo su Netflix

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La bellissima DeWanda Wise, interpreta Nola Darling.

She’s gotta have it, è una delle ultime novità Netflix, creata da Spike Lee e basata sul film Lola Darling, diretto e interpretato sempre da quest’ultimo. Netflix ci ha dato grandi aspettative per questa serie, ma i risultati saranno all’altezza?

La protagonista è Nola Darling, un’artista di Brooklyn la quale è continuamente alla ricerca della sua affermazione professionale. Subito appare come una donna forte e indipendente, ha tre relazioni con tre uomini diversi e ama sentirsi libera da ogni legame e da ogni tipo di etichetta. L’intenzione è quella di creare un’eroina, una donna femminista, che non ha bisogno di un uomo nella sua vita ma, pur essendo un personaggio nuovo e diverso da quello che siamo abituati a vedere sullo schermo, il risultato è abbastanza fallimentare.

Gli uomini sono rappresentati in maniera sessista e stereotipata, sembrano pendere costantemente dalle labbra di Nola e si fanno andare bene ogni tipo di decisione (o di capriccio) che la protagonista prende. Sono tre uomini completamente diversi, abbiamo l’imprenditore ricco, il fotografo vanitoso e l’hipster simpatico ma immaturo, così Nola può scegliere con chi passare la giornata a seconda del suo umore. Nola grida sempre a gran voce le sue idee femministe, la sua indipendenza e la sua superiorità (la parità dei sessi dov’è?), ma ad ogni suo problema uno di questi tre uomini corre sempre in suo aiuto. Vediamo più volte il più ricco dei tre comprare i suoi quadri o comprarle del materiale per dipingere, e quando questo non avviene Nola, come una bambina, inizia a sbattere i piedi per terra. Nola impone a questi uomini quello che vuole, anche se tutti e tre vorrebbero una relazione chiusa, si fanno andare bene quello che chiede. Indubbiamente questi tre uomini, le danno ognuno qualcosa di diverso essendo molto diversi fra loro, ma quando lei annuncia: “decido io che relazione voglio avere perciò o state alle mie regole o niente”, nessuno dei tre ha il coraggio di dire cosa vuole davvero. L’intenzione non dovrebbe essere la parità? È bello vedere una donna libera di avere il tipo di relazione che vuole, ma l’uomo (gli uomini in questo caso) è messo su un livello più basso, non è mai all’altezza della donna. Questo concetto è rafforzato anche da un altro personaggio: Opal, una donna con cui Nola ha un eterno tira e molla (sempre secondo i suoi desideri). Opal rappresenta per la protagonista la storia ideale, la persona da avere al suo fianco, la persona con cui invecchiare, ma Nola non è fatta per questo tipo di legame perciò continua a giocare con tutti i suoi amanti a suo piacimento. Opal, viene tratta in maniera diversa dai tre uomini, Nola ha sempre un occhio di riguardo per lei, perché lei è una donna. Nell’ultimo episodio, Nola organizza una ridicola cena per il Ringraziamento dove invita tutti e tre gli uomini insieme e alla fine quando rimane sola, arriva Opal, la quale non deve dividere il tempo di Nola con altre due persone ma ha la donna tutta per sé. Nola risulta essere una donna egoista e viziata, intelligente perché riesce a gestire tutte queste persone, ma non in un senso positivo del termine.

Se l’intento è quello di rappresentare con una donna un comportamento che vediamo solitamente accostato ad un uomo, si può dire che l’immagine finale sia riuscita, ma se l’obiettivo è quello della parità dei sessi, siamo molto lontani. È apprezzabile comunque, la messa in scena di temi importanti che non sono abbastanza trattati nella televisione moderna.

Il punto forte della serie, infatti, sono i sottotemi di ogni episodio. Anche se la serie oscilla tra diversi mood, si passa dalla noia mortale a scene molto divertenti, l’attenzione è tutta incentrata sul singolo tema di ogni episodio. She’s gotta have it, tratta tematiche nuove come l’oggettivazione sessuale della donna ma anche temi più conosciuti al piccolo schermo ad esempio la discriminazione razziale, ma comunque in una chiave diversa dal solito. Pur avendo i suoi alti e bassi ogni puntata lascia allo spettatore molti spunti di riflessione, in attesa della seconda stagione.