Shop Manchester United: la lista della spesa dell’Inter si allunga con Matic

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Nemanja Matic
Nemanja Matic, mediano serbo del Chelsea, finito nel mirino dell'Inter. Fonte Flickr

L’asse che collega virtualmente Milano, sponda nerazzurra, con Manchester inizia a farsi sempre più trafficato. Sono settimane che gli esponenti di mercato delle due squadre si parlano, si incontrano, contrattano e cercano un accordo. Tuttavia da oggi il compito di trovare intese tra due interlocutori così ostinati diventerà assai più difficoltoso. Nelle ultime ore l’Inter ha messo nel mirino un’altra importante pedina del club guidato da Solskjaer, quel Nemanja Matic, leader del centrocampo “Reds“.

All’inizio fu Romelu Lukaku. L’Inter, un minuto dopo aver accolto Conte in sede, si sentiva già fare il nome della prorompente punta belga per puntellare un reparto in crisi d’identità. I primi sondaggi col giocatore iniziarono quando il campionato ancora doveva emettere le sue più importanti sentenze.

Alla fine, arrivò la fumata bianca con l’attaccante e il suo entourage. Stipendio da top mondiale e sicurezza di essere titolare della squadra di Conte. In Italia così come in Europa. Purtroppo, da allora, le società continuano a guardarsi in cagnesco, non riuscendo a trovare la quadra per la conclusione di un affare che si trascina ormai da un paio di mesi.

Quando sembra che qualcosa si stia per smuovere tra le due contendenti ecco che un altro improvviso elemento si palesa sul tavolo delle trattative. L’Inter pare voglia inserire in una contrattazione a latere anche la disponibilità del mediano serbo, classe ’88, Matic.

Nei piani della squadra nerazzurra c’è uno scambio con conguaglio a favore dei rossi di Manchester. Il giocatore indicato per sorvolare la Manica e accasarsi in Inghilterra pare sia Radja Nainggolan, dato per partente da tempo e stroncato da Conte già prima della sua presentazione ufficiale alla squadra. Alcune voci lo vogliono in Cina, nell’altro club del gruppo Suning, ma il “Ninja” continua a glissare e a non dirsi pronto ad abbandonare i grandi palcoscenici europei.