Massacro Srebrenica, Karadzic condannato a 40 anni

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Radovan Karadzic, l’ex presidente dei serbi di Bosnia, ormai settantenne, è stato condannato a 40 anni di prigione, per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e per il genocidio di Srebrenica, durante il quale vennero uccisi 8.000 musulmani bosniaci (il più grave massacro avvenuto in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale). L’ex presidente è stato ritenuto penalmente responsabile anche per omicidio e persecuzione di civili, crimini che hanno avuto luogo durante il lungo assedio di Sarajevo quando, in 44 mesi, persero la vita circa 10.000 persone. Inoltre, tra i capi di imputazione, per i quali è stato condannato, anche la presa di ostaggi, relativa al sequestro dei caschi blu dell’ONU, utilizzati poi come scudi umani, durante i bombardamenti della Nato. Sono risultate insufficienti, però, le prove per accusarlo di genocidio nei fatti avvenuti in altri sette villaggi della Bosnia-Herzegovina.

La sentenza del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja chiude un processo iniziato nell’ottobre del 2009, dopo la cattura di Karadzic, avvenuta nel luglio 2008, in seguito ad un periodo di latitanza della durata di ben 12 anni. Fu, infatti, nel luglio del 1995 che il Tribunale Penale Internazionale lo incriminò, insieme al suo braccio militare, Ratko Mladic, per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità per fatti avvenuti tra il 1992 e il 1995. Da allora, Radovan Karadzic sfuggi più volte all’arresto da parte della Nato, pur senza mai lasciare la città di Belgrado, nella quale visse spostandosi liberamente e impartendo lezioni di medicina alternativa, sotto il falso nome di Dragan David Dabic, psichiatra.

Prima della lettura della sentenza, Karadzic ha dichiarato, in presenza dei giornalisti:”Ho sempre lottato per mantenere la pace, prevenire la guerra e limitare le sofferenze delle persone, a prescindere dalla loro religione“. All’udienza conclusiva hanno assistito diverse associazioni di vittime e di sopravvissuti. Il legale dell’ex presidente Karadzic, denunciando che la condanna sia avvenuta più sulla base di deduzioni che di prove effettivamente presentate, ha fatto sapere che il suo assistito ricorrerà in appello.