Da quanto emerso dall’Osservatorio statistico Inps, nel 2024 è ampio il divario tra i lavoratori dipendenti nel settore del privato non agricolo (esclusi i domestici). Nel dettaglio, si parla di differenze dal punto di vista retributivo.
STIPENDIO NEL PRIVATO – Dall’analisi svolta dall’Osservatorio, nel settore del privato si parla di una retribuzione media di 24.486 euro lordi all’anno. Sebbene rispetto al 2023 si sia registrata una variazione di +3,4%, è emersa una differenza abissale.
I settori che registrano una retribuzione di oltre 56.000 € lordi annui sono le attività finanziarie e assicurative. A seguire sono i settori come l’estrazione di minerali (oltre 51.000 euro) e la fornitura di gas (circa 50.000 euro).
Tra coloro che hanno guadagnato di meno nel corso del 2024, ci sono i lavoratori di alberghi e ristoranti, per cui si parla di 11.233 euro l’anno e con appena 183 giornate retribuite. Anche nei settori come le attività artistiche e sportive (15.628 € lordi annui) e l’istruzione privata/supplenze pubbliche (16.451 €), le retribuzioni restano basse. In questi ambiti, fattori come i contratti brevi, la stagionalità e il part-time incidono negativamente sui salari più di quanto non facciano il ruolo o la formazione specifica.
Nonostante questi divari, nel 2024 si registra un lieve miglioramento nella distribuzione degli stipendi, dove emergono meno lavoratori sotto i 25.000 € e un aumento delle fasce superiori (> 25.000 €).
A determinare questi redditi bassi non è solo dalla qualità contrattuale, ma anche la disparità nella distribuzione del lavoro di cura. Quasi una donna su due lavora part-time, contro appena il 21% degli uomini. Questo part-time, spesso è una scelta dovuta alle esigenze di conciliazione tra lavoro, famiglia e cura. Questa condizione espone le donne a contratti discontinui e retribuzioni ridotte, con impatti negativi su carriera e pensione.
I dati INPS confermano che il 46,1% dei dipendenti guadagna meno di 20.000 € lordi annui. Tale percentuale crolla al 27,1% se si considerano solo i lavoratori full-time. Ciò evidenzia come il connubio tra part-time e responsabilità familiari continui ad alimentare il fenomeno del lavoro povero, in particolare quello femminile.
