Storia del calcio: il modulo 1-1-8

Il modulo 1-1-8 è esistito davvero ed era semplicissimo: palla lunga e tutti all'attacco.

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Qual è il miglior modulo tattico da adottare in ambito calcistico? Tutti hanno più o meno la propria idea al riguardo e non c’è un modulo migliore in termini assoluti, ma piuttosto c’è chi preferisce una formazione più offensiva o una più difensiva. Anche le opinioni che riguardano lo stile e il ritmo di gioco sono numerose e discordanti, ma tutte concludono che in fondo ognuna di esse presenta contemporaneamente vantaggi e svantaggi.

Ma non è sempre stato così. Quando il calcio non era ancora lo sport più popolare del mondo, i suoi pionieri avevano le idee chiarissime su quale modulo adottare: l’1-1-8. Sembra uno scherzo, ma non è così. E’ risaputo che durante la prima partita tra due Nazionali di calcio, avvenuta nel 1872 e che vedeva affrontarsi Inghilterra e Scozia, gli inglesi si sistemarono in campo con il classico 1-1-8, mentre la Scozia decise di essere più cauta, preferendo un più sobrio 2-2-6. Inspiegabilmente, quella partita finì a reti inviolate, nonostante gli schemi di gioco ultra-offensivi.

Aldilà della pura pillola calcistica che qui vi abbiamo proposto, la mentalità e le tattiche proposte nell’Ottocento ci ricordano però una verità importante, che qualche volta viene dimenticata dagli allenatori di oggi: nel calcio vince chi segna, poche storie. Due secoli fa, in fondo, avevano capito tutto: al tempo gli attaccanti erano ritenuti molto più importanti dei difensori, mentre i centrocampisti di fatto erano quasi inutilizzati. L’idea prevedeva che il difensore lanciasse la palla con un lancio lungo, su cui si avventavano gli attaccanti che si trovavano dall’altra parte del campo. Vinceva chi segnava di più.

Nessuno oggi adotta l’1-1-8, mentre in pochi hanno mantenuto un’idea di calcio come gioco votato prevalentemente all’attacco: non si può non citare Zdenek Zeman, un vero e proprio integralista, che in determinate circostanze ha fatto dei veri e propri miracoli da allenatore: alla guida del Foggia, per esempio, il 4-4-3 del boemo, tutto fatto di inserimenti offensivi e verticalizzazioni, incantò l’Italia intera.