Stragi in Texas e Ohio, proteste per Trump in visita a El Paso e Dayton

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Donald Trump (foto dal profilo flickr Gage Skidmore)

Numerose le proteste che hanno accompagnato la visita del presidente Usa Donald Trump a Dayton e ad El Paso, scenario delle stragi che lo scorso weekend hanno provocato 31 morti. Sono in molti, infatti, a ritenere che quanto avvenuto sia in parte riconducibile alla retorica incendiaria di Trump, avallati dai democratici che in vista delle presidenziali del 2020 lo accusano di aver alimentato razzismo e suprematismo bianco nei due anni alla guida del Paese.

Le contestazioni hanno riguarato in particolare la città texana al confine con il Messico, dove il killer 21enne Patrick Crusius ha preso di mira la comunità ispanica dopo aver condiviso sui propri social messaggi inerenti “l’invasione del Texas“. Parole che riportano alla mente le dichiarazioni di Trump che proprio a El Paso si era espresso per la costruzione del muro, in netto contrasto con la volontà della popolazione locale.

Crusius, che non mostrerebbe alcun segno di pentimento per quanto accaduto, rischia di essere condannato a morte. Il direttore dell’Fbi Chris Wray ha intanto ordinato una massiccia operazione su tutto il territorio per sventare nuove minacce di attentati e il rischio di emulazione dopo i massacri in Texas e in Ohio.

Il Messico ipotizza azioni legali contro gli Usa, accusando l’amministrazione Trump di non aver protetto i propri cittadini da quello che il ministro degli esteri Marcelo Ebrard ha definito come “un attacco terroristico contro messicani innocenti“.

Consideriamo quanto accaduto come un atto di terrorismo contro la comunità messicano-nordamericana e contro cittadini del Messico negli Stati Uniti”, ha dichiarato il ministro. Ebrard ha inoltre annunciato l’intenzione di promuovere azioni legali contro chi risulterà responsabile della vendita dell’arma d’assalto, oltre che contro chi ha sparato.